Varie 18 ottobre 2023

Che export tira? Agosto 2023

Tra gennaio e agosto 2023 l’export italiano in valore è aumentato del 2,3% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, confermando la performance registrata nei primi sette mesi. La buona dinamica dei valori medi unitari (+5,7%) ha più che compensato la flessione dei volumi di export (-3,3%).

1. Il mese di riferimento

La congiuntura. Ad agosto l’export è tornato a crescere su base mensile con un buon ritmo (+5,1%), soprattutto verso i Paesi extra-Ue (+6,9%) ma anche verso quelli Ue (+3,5%). Lievemente positivo il dato trimestrale (+0,3% a giu-ago’23 vs. mar-mag’23).

Il trend. Le esportazioni in termini tendenziali hanno segnato un aumento modesto (+2,5%), sostenute dalle vendite di mezzi di trasporto (escl. autoveicoli; +55,4%), su cui incidono quelle delle navi, di macchinari (+11,8%) e alimentari e bevande (+6,3%).

Contesto globale. Si riduce l’avanzo commerciale ad agosto (€2 mld dai €6,4 mld del mese precedente), a causa del disavanzo registrato verso i Paesi Ue.

 

2. Come è andata nei primi otto mesi?

Tra gennaio e agosto 2023 l’export italiano in valore è aumentato del 2,3% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, confermando la performance registrata nei primi sette mesi. La buona dinamica dei valori medi unitari (vmu; +5,7%) ha più che compensato la flessione dei volumi di export (-3,3%). 

 

2.1. Dentro e fuori l’Unione Europea

L’export verso i Paesi Ue è in leggero calo (-0,2%) alla luce di andamenti eterogenei. A fronte di incrementi significativi verso importanti mercati come Spagna (+4,8%), Francia (+3,6%) e Polonia (+2,8%), si registrano flessioni per Germania (-1,8%) e Belgio (-19%). Modesta la crescita per i Paesi Bassi (+0,4%).

Si conferma più marcato il rialzo delle vendite verso i Paesi extra-Ue (+5,2%), guidato dalla Cina (+30%). Performance a doppia cifra verso India (+11,6%) e Paesi OPEC (+10,2%) e in linea con la media per Stati Uniti (+5,6%). Ritorno alla crescita per il Giappone (+1,1%); ancora in negativo Regno Unito (-2,6%) e Russia (-19,6%).

 

2.2. Focus Paesi

Nei primi otto mesi dell’anno le vendite oltreconfine di apparecchi elettrici hanno segnato un andamento sostenuto verso Stati Uniti (+12,2%) e Svizzera (+8,7%) e più contenuto verso la Romania (+2,1%). L’export di farmaceutica ha mostrato un ritmo di crescita notevole verso Washington (+32,9%) e Berna (+58,7%), a fronte di un calo verso Bucarest (-3,1%). Al contrario, la domanda di tessile e abbigliamento ha riportato una forte contrazione in Svizzera (-25,6%), nonostante il ruolo di hub commerciale, e più debole negli USA (-3,1%); in positivo in Romania (+1,3%). 

 

2.3. Focus industrie e settori

A livello di raggruppamenti principali di industrie, accelerano ancora i beni strumentali (+12,2% dal +11,6% dei primi 7 mesi); il risultato è guidato dalla componente dei vmu (+11,2%), ma si mantengono in territorio positivo anche i volumi (+0,9%). Registrano una buona performance anche i beni di consumo, grazie ancora una volta ai beni non durevoli (+6,4%) – specie farmaceutica e alimentari e bevande – mentre rimangono stabili quelli durevoli (+0,2%). Ancora in negativo i beni intermedi (-5,1%), che scontano un ampio calo dei volumi (-8,5%), a fronte di vmu ancora in positivo (+3,7%). Forte flessione per i prodotti energetici (-26,7%), al netto dei quali le esportazioni italiane crescerebbero del 3,7%.

 

Registra un’ottima performance la meccanica strumentale (+11,2%), grazie sia a una buona tenuta dei partner tradizionali – Stati Uniti (+12,2%) e Germania (+9,5%) in primis – sia alla forte domanda proveniente da vari altri mercati, ad esempio Paesi OPEC (+29,9%), India (+18,8%) e Mercosur (+13,9%). Risultano in flessione i mobili (-4,7%), andamento coerente con una riduzione del potere d’acquisto delle famiglie. Il calo ha interessato soprattutto i mercati extra-Ue (-8%), mentre per l’Ue la flessione è più contenuta (-0,9%), con crescite in Spagna (+3,6%) e Francia (+1,6%). Segnano una contrazione significativa anche i metalli (-9,5%) dopo i rialzi dello scorso anno; deboli soprattutto i Paesi Ue (-13,1%).

 

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