Sasso nello stagno 04 agosto 2022

Non solo crescita: la locomotiva asiatica guida la transizione verde

Dall’inizio del nuovo secolo i mercati emergenti della regione Asia Pacifico (APAC) hanno rappresentato il principale traino della crescita mondiale risultando al contempo responsabili della produzione di circa la metà delle emissioni globali di CO2. Il percorso di decarbonizzazione rappresenta una sfida particolarmente rilevante per le economie dell’area e richiederà, dunque, un impegno concreto e continuo da parte dei governi asiatici, soprattutto per Cina e India. La transizione green nella regione asiatica rappresenta una importante opportunità di export di tecnologie per l’energia da fonti rinnovabili (FER) per l’industria italiana.

Dall’inizio del nuovo secolo i mercati emergenti della regione Asia Pacifico (APAC) hanno rappresentato il principale traino della crescita mondiale – con una media annua superiore al 6,5% nel periodo 2000-2021 – risultando al contempo responsabili della produzione di circa la metà delle emissioni globali di CO2. Tale dato relativo all’inquinamento è largamente condizionato dal peso preminente del carbone nel mix energetico dei Paesi asiatici (circa il 50%, contro una media delle altre regioni che va dal 10% al 20%), circostanza giustificata dall’abbondante disponibilità di questo minerale a basso costo, con l’Indonesia principale fornitore di queste geografie.

Questo quadro restituisce una sfida particolarmente rilevante per le economie dell’area, soprattutto in virtù degli impegni presi in occasione della COP26, tenutasi a Glasgow a novembre 2021, in cui sono stati fissati obiettivi ambiziosi, come il raggiungimento del target net zero tra il 2050 e il 2070. Se nel corso degli anni la capacità energetica da fonti rinnovabili installata nei Paesi APAC è infatti aumentata in modo rilevante, la sua quota sul mix energetico totale è cresciuta solo parzialmente, passando da 18% nel 1990 a 22% nel 2019, rimanendo al di sotto della media globale (come indicato anche dagli indicatori di transizione energetica SACE-Fondazione ENEL, con una media nella voce Rinnovabili per i Paesi APAC pari a 29, inferiore rispetto a quella delle restanti geografie, pari a 36).

Il percorso di decarbonizzazione richiederà, dunque, un impegno concreto e continuo da parte dei governi asiatici, soprattutto per Cina e India, responsabili rispettivamente del 60% e del 15% delle emissioni in APAC. Secondo recenti previsioni da parte di Fitch, la regione asiatica sarà il principale driver dell’espansione della capacità energetica da fonti rinnovabili globale tra il 2022 e il 2030, contribuendo al 55% delle nuove installazioni, con il 46% di queste riconducibile alla sola Cina. In termini di valore dei principali progetti già approvati, quelli con un periodo di inizio lavori compreso nel triennio 2022-24 ammontano a circa $7,4 mld, realizzati principalmente in Indonesia (27%), India (26%), Cina (23%) e Malesia (16%).

La transizione green nella regione asiatica rappresenta una importante opportunità di export di tecnologie per l’energia da fonti rinnovabili (FER) per l’industria italiana, anche se rimane forte la concorrenza dei Paesi dell’Asia Orientale, su tutti la Cina, che risulta il primo esportatore mondiale di tecnologie FER con una quota di mercato globale superiore al 25% nel 2019, seguita da Germania (11%) e Stati Uniti (7%). Mentre i player dell’Asia Orientale dominano il mercato delle tecnologie per il fotovoltaico, le principali opportunità per le aziende italiane risiedono nelle componenti per impianti eolici e idroelettrici, come si riscontra anche nell’andamento positivo delle vendite di Apparecchi elettrici in APAC (+17,5% nel 2021, +17% nei primi 4 mesi del 2022): nel complesso l’Italia risulta, infatti, il sesto Paese esportatore di tecnologie FER al mondo con una quota del 3%, ma presenta una fortissima specializzazione nella produzione dei moltiplicatori di velocità (di cui risulta quarto esportatore a livello globale) e delle turbine idrauliche.

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Varie 12 agosto 2022
Tra gennaio e giugno le vendite italiane oltreconfine sono risultate in crescita del 22,4% rispetto ai primi sei mesi del 2021. Prosegue il forte rialzo dei valori medi unitari (+20,1%), mentre la componente dei volumi è cresciuta a un ritmo molto più modesto (+2%).
Sasso nello stagno 04 agosto 2022
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Focus On 01 agosto 2022
“The time is now”: l’eccezionale disponibilità di ingenti risorse Ue rappresenta per l’Italia un’occasione unica per rafforzare il suo sistema infrastrutturale. L’obiettivo dell’analisi è di fornire un quadro del settore delle infrastrutture in Italia, con uno sguardo al recente passato (2008-21) e, soprattutto, al futuro più o meno prossimo (2021-31), descrivendo lo stato dell’arte (con uno spaccato dei suoi comparti: strade; porti, aeroporti e ferrovie; elettricità e gas; acqua e gestione rifiuti; altri), anche rispetto ai principali peer europei. Alla luce dei programmi d’investimento nazionali finanziati anche con le risorse Next Generation EU e di altri programmi adottati a livello globale, sono altresì esaminate le opportunità di crescita, dentro e fuori i confini nazionali, per le imprese italiane operanti nel settore.