Focus On 28 gennaio 2026

Focus ON - Nord Ovest un concerto di opportunità

Il Nord-Ovest rappresenta il cuore dell’export italiano, dove quasi quattro euro su dieci guadagnati all’estero dal Made in Italy hanno origine

Grande, grande, grande - come la fama del Made in Italy

Il Nord-Ovest rappresenta il cuore dell’export italiano, dove quasi quattro euro su dieci guadagnati all’estero dal Made in Italy hanno origine. Il risultato è fortemente condizionato dalla presenza della Lombardia, prima regione d’Italia per export di beni e con quasi 888mila imprese attive, con il 26,4% del totale (Fig. 1; tra gennaio e settembre dell’anno passato è aumentato dell’1,8%). Il Piemonte, quinta regione con quasi il 10%, riparte nei primi nove mesi del 2025 (+1,7%), dopo il calo dell’anno precedente; dinamica simile - per quanto più accentuata - per la Liguria (+6,6% nel 2025, dopo il -19,4% nel 2024), mentre è di segno opposto per la Valle d’Aosta (+10,1% nel 2024 e -3,9% l’anno seguente). I risultati vanno inquadrati sotto la prospettiva di un’Italia che nel 2024 ha visto le esportazioni in valore ridursi lievemente (-0,5%) e che è tornata a crescere nel 2025 (+3,6%), mentre le regioni del Nord-Ovest in aggregato hanno fatto, rispettivamente, -1,8% e +1,9%.

 

Messico e nuvole - India e mezzi di trasporto

La domanda di beni del Nord-Ovest giunge da quasi 200 geografie del mondo, principalmente da destinazioni vicine del continente europeo (Fig. 2). Tra le prime 20 geografie di destinazione troviamo mercati dinamici per l’export italiano, come Emirati Arabi Uniti, Brasile e India, che non solo hanno domandato prodotti nel 2025, ma anche nel 2024 (rispettivamente, +14%, +5,3% e +8,4% rispetto al 2023). In particolare, per questi tre mercati, ci sono settori comuni che sono in evidenza, come apparecchi elettrici e mezzi di trasporto, e altri più specifici per i singoli Paesi, come meccanica strumentale e altra manifattura (gioielli, prevalentemente) per Brasile ed Emirati Arabi Uniti, alimentari e bevande e prodotti in metallo in India, prodotti chimici in Brasile, apparecchi elettronici e tessile abbigliamento negli Emirati Arabi Uniti. La dinamica mostrata nell’anno appena chiuso evidenza una forte domanda da geografie vicine, tendenzialmente poco rischiose e ben conosciute; alcune, come Spagna, Polonia, Paesi Bassi e Grecia hanno performato molto bene già nel 2024; per la Germania, invece, si tratta di un ritorno in territorio positivo della domanda di Made in Italy. La buona performance delle vendite verso gli Stati Uniti è attribuibile principalmente a movimentazioni occasionali della cantieristica navale e, per quanto riguarda la farmaceutica, al cosiddetto effetto “front-loading” per anticipare gli aumenti dei dazi annunciati durante il “Liberation Day” di aprile

 

 

Un domani - nuove sfide e tendenze

Come evidenziato anche da Banca d’Italia nei report congiunturali, alcune minacce pesano sulle capacità future dell’export regionale: la flessione della domanda dei Paesi partner, i dazi statunitensi, l’andamento congiunturale dell’industria locale, la concorrenza di geografie a basso costo del lavoro (come per il tessile e abbigliamento), le difficoltà della filiera degli autoveicoli. È necessario quindi che le imprese colgano, grazie al supporto di partner strategici come SACE, trend che possano giovare al loro business: la spinta per la decarbonizzazione e la circolarità, l’ottimizzazione dell’efficienza operativa, l’adozione delle tecnologie digitali, l’automazione e l’uso della robotica, l’Internet delle Cose (IoT), l’analisi dei dati e l’intelligenza artificiale, la cyber security, l'efficientamento della supply-chain, la formazione e valorizzazione dei talenti e gli investimenti nella ricerca e sviluppo.

 

Quelli che… - esportano macchinari, ma non solo

Ma le quasi 200 geografie del mondo, cosa importano? In termini di settori, in linea con la struttura esportativa italiana, la meccanica strumentale è la regina (Fig 3). Ha rappresentato, infatti, il 17,3% dell’export del Nord- Ovest nel 2024, con oltre €40 miliardi registrati. Purtroppo, la domanda è stata in lieve calo sia nel 2024 (-0,9%), sia tra gennaio e settembre del 2025 (-1,2%). Le regioni però hanno un traino nella farmaceutica (+15,5% nel corso del 2025 e + 9,9% nel 2024), nell’alimentari e bevande e nei prodotti chimici, settori che rappresentano il 23,6% del totale, per oltre €55 miliardi. Questi tre settori sono risultati in crescita in tutte e quattro le regioni nei primi nove mesi del 2025. Le singole regioni, chiaramente, osservano poi dinamiche caratteristiche: in Liguria, i mezzi di trasporto (primo settore con peso del 26,2%), crescono del 17,1% nei primi nove mesi dell’anno scorso, mentre in Lombardia aumentano del 9,6%; la Liguria ha poi in comune con il Piemonte la buona performance dei prodotti in metallo: rispettivamente +22,1% (€572 milioni) e +14,6% (€3,2 miliardi). In Piemonte molto positiva anche l’altra manifattura (gioielli principalmente; €2,5 miliardi): +22,6%. In Valle d’Aosta si mettono in evidenza la gomma e plastica (+16,6%), il tessile e abbigliamento (+168,8%) e la farmaceutica (+1164,9%), per complessivi €40,9 milioni.


La composizione territoriale rispecchia le numerose specializzazioni e poli di eccellenza delle regioni, spaziando dalla meccanica all’agroalimentare, valorizzando conoscenze e abilità che negli anni si sono tramandate e sviluppate sul territorio e tra le aziende che si sono unite in filiere e distretti (Fig. 4).

 

 

 

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