Focus ON - Mezzogiorno: dalle eccellenze locali ai mercati globali
Dalle eccellenze locali ai mercati globali: il futuro dell’export nel Mezzogiorno
Nei primi nove mesi del 2025 (ultimo dato disponibile), le esportazioni del Mezzogiorno – che pesano più del 10% dell’export complessivo italiano – hanno mostrato una sostanziale stabilità rispetto allo stesso periodo del 2024 (-0,1%), attestandosi a €48,9 miliardi.

La Campania si conferma la prima regione del Mezzogiorno per valore delle esportazioni, con una quota del 3,5% sull’export nazionale. La regione, che conta circa 385,2mila imprese, presenta un’incidenza dell’export pari al 17% del PIL regionale e nei primi nove mesi del 2025 ha esportato beni per €17 miliardi, registrando una crescita del 3,9% rispetto allo stesso periodo del 2024.
La Sicilia, con una quota di circa il 2% sull’export totale italiano, ha invece esportato nei primi nove mesi del 2025 beni per €9,5 miliardi, segnando una contrazione del 5,1%. Tale flessione è riconducibile principalmente al comparto dei prodotti energetici, che rappresentano oltre la metà delle esportazioni regionali.
Anche l’export della Puglia è risultato in flessione: la regione, che conta oltre 272mila imprese, ha esportato €7,2 miliardi di beni nel periodo gennaio–settembre 2025. Andamenti negativi si registrano inoltre in Sardegna (-11,5%) e in Molise (-7,7%), dove la crescita delle esportazioni di mezzi di trasporto e di alimentari e bevande non è stata sufficiente a compensare la contrazione dei prodotti chimici. Al contrario, hanno mostrano una dinamica positiva le esportazioni di Abruzzo (+8,9%), trainate in particolare dal comparto farmaceutico (+61,5%), e Calabria (+9,2%), sostenute soprattutto da alimentari e bevande, meccanica strumentale e prodotti in metallo.

La composizione settoriale delle vendite estere dell’area è molto diversificata e la performance realizzata nei primi 9 mesi del 2025 è eterogenea (Fig. 2): il rialzo di farmaceutica (+19,1%), alimentari e bevande (+2,6%), prodotti in metallo (+2,2%) e meccanica strumentale (+9,5%), che insieme rappresentano oltre il 40% dell’export totale del Mezzogiorno, ha infatti compensato la contrazione di altri importanti settori quali raffinati (-16,8%), mezzi di trasporto (-7,5%) e prodotti chimici (-9,6%).

Ciò che può distinguere e rendere realmente competitivi i territori è la presenza di poli di eccellenza riconosciuti a livello internazionale (Fig. 3). La composizione territoriale rispecchia le numerose specializzazioni e poli di eccellenza delle regioni, che si traducono in una vasta gamma di prodotti di elevata qualità. Queste specializzazioni sono il frutto di percorsi di successo che vanno oltre la singola impresa, nati dalla condivisione di risorse, competenze e capacità innovative. Nel tempo, tali esperienze si sono consolidate in distretti industriali e hanno trovato la loro piena espressione in filiere produttive strutturate, capaci di coinvolgere l’intera catena del valore — dall’approvvigionamento delle materie prime alla distribuzione del prodotto finale — integrando in modo efficiente le diverse fasi produttive e logistiche.

Dai mercati chiave a quelli emergenti: dove cresce l’export
Nei primi nove mesi dell’anno, l’export ha trovato slancio soprattutto nei mercati chiave, che continuano a rappresentare il perno delle vendite oltreconfine. Svizzera, Stati Uniti e Germania — insieme destinatari di circa un terzo delle esportazioni complessive — hanno mostrato un andamento complessivamente positivo. In particolare, la Svizzera si distingue per una crescita a doppia cifra (+10,9%), sostenuta dal dinamismo della farmaceutica, mentre gli Stati Uniti rafforzano il proprio ruolo strategico grazie a un incremento del 4,4%, trainato da un vero e proprio exploit del comparto farmaceutico (+74%) legato al cosiddetto effetto “front-loading” per anticipare gli aumenti dei dazi annunciati durante il “Liberation Day” di aprile. Più contenuto, ma comunque in territorio positivo, l’andamento verso la Germania (+0,5%), che si conferma un mercato stabile e imprescindibile. Fa da contrappeso la Francia, dove le esportazioni arretrano del 3,2%, penalizzate soprattutto dalla flessione dei mezzi di trasporto, segnalando le difficoltà di alcuni comparti tradizionali.
Sempre più imprese riconoscono l’importanza di diversificare i mercati di sbocco, aprendo nuove rotte ed esplorando geografie ad alto potenziale. Non è più sostenibile dipendere da un numero limitato di Paesi di destinazione, soprattutto in un contesto globale caratterizzato da dinamiche politiche e commerciali sempre più imprevedibili. Guardare a nuovi mercati, in particolare a quelli emergenti, significa intercettare una domanda in crescita di prodotti di qualità e, al tempo stesso, ridurre l’esposizione ai rischi. Nei primi nove mesi del 2025 si affacciano Paesi meno presidiati e promettenti, che hanno registrato dinamiche positive: il Brasile (+1,6%, sul traino di mezzi di trasporto e alimentari e bevande), Singapore (+49,5%, sul notevole rialzo di apparecchi elettronici e prodotti energetici), India (+1,8%, su cui ha influito l’aumento di meccanica strumentale), Filippine (+46,8%, sul notevole rialzo di apparecchi elettronici e farmaceutica) e Malaysia (+25,9%, sul notevole rialzo di apparecchi elettronici e farmaceutica).

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