Focus On 28 gennaio 2026

Focus ON - L’export italiano va a gonfie vele, nonostante il contesto ancora incerto

L’Italia è nella top 10 degli esportatori di beni a livello globale con una quota di mercato del 2,8% circa. Le esportazioni sono il vettore strategico di espansione dell’economia italiana, rappresentando la principale componente di sviluppo del PIL. Il ruolo centrale del commercio estero è testimoniato dalle oltre 120mila imprese esportatrici che impiegano circa 4,3 milioni di addetti.

 

Le esportazioni sono il vettore strategico di espansione dell’economia italiana, rappresentando la principale componente di sviluppo del PIL. La domanda estera ne rappresenta infatti il 33% e ha contribuito a gran parte della crescita economica negli ultimi quindici anni, a dimostrazione dell’alta vocazione internazionale del tessuto produttivo nazionale. Il ruolo centrale del commercio estero è testimoniato dalle oltre 120mila imprese esportatrici che impiegano circa 4,3 milioni di addetti.

Guardando alla sola componente di beni, l’Italia è nella top 10 degli esportatori a livello globale – dietro a big come Cina, Stati Uniti e Germania ma davanti a mercati quali Francia, Messico e Canada – con una quota di mercato del 2,8% circa. Dopo un biennio 2021-22 di crescita del 20% medio annuo, l’export italiano è risultato invariato l’anno successivo, per poi calare lievemente nel 2024 (-0,5%) attestandosi a €622,6 miliardi (Fig. 1). Nonostante le tensioni commerciali a livello internazionale, nel 2025 le esportazioni italiane sono tornate a crescere a un buon ritmo – grazie anche al ritorno del supporto della componente in volume, sebbene ancora di entità contenuta (presumibilmente <0,5%) – e ci attendiamo chiudere l’anno attorno al 3%. 

 

Tra gennaio e novembre le esportazioni italiane di beni in valore, infatti, hanno segnato un rialzo del 3,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’incremento registrato nei primi undici mesi è ascrivibile alla sostenuta dinamica delle vendite di numerosi settori: farmaceutica (+31%), grazie alla presenza in Italia di numerosi siti produttivi farmaceutici legati a multinazionali straniere, prodotti in metallo (+8,4%), in particolare metalli preziosi, mezzi di trasporto (+3%), sulla notevole espansione della cantieristica navale e a fronte di una flessione dell’automotive, e alimentari e bevande (+4,3%), specie conserve e formaggi (Fig. 2). La meccanica strumentale – primo settore di export – ha riportato invece un andamento stazionario, così come gomma e plastica e apparecchi elettrici. Risultano in contrazione le esportazioni di tessile e abbigliamento (-2,2%) – per il secondo anno consecutivo a causa della fase di profonda trasformazione che sta scontando il settore legata ai cambiamenti strutturali in corso della domanda –, prodotti chimici (-1,1%) e altra manifattura (-7,3%), su cui pesa il confronto con le ingenti vendite di preziosi registrate l’anno precedente.

In termini di mercati di sbocco, la spinta alla crescita dell’export è arrivata soprattutto dai Paesi Ue (+4,1%) – verso cui è diretto circa il 51% del valore esportato –, in misura minore, anche da quelli extra-Ue (+2,1%). I principali mercati di destinazione delle esportazioni italiane sono Germania, Stati Uniti e Francia, che insieme accolgono quasi un terzo del totale (Fig. 3). La domanda tedesca (+2,5%) – dopo il calo del 2024 – è stata sostenuta dalle vendite di navi e imbarcazioni, alimentari e bevande e tessile e abbigliamento, mentre per quella francese (+5,6%) il traino è arrivato da prodotti farmaceutici e alimentari e bevande. Le esportazioni di beni verso gli Stati Uniti – secondo mercato di destinazione dell’Italia – hanno segnato un elevato rialzo (+7,9%), guidato dal significativo aumento della farmaceutica (per cui c’è stata una forte componente di anticipo degli acquisti date le aspettative su eventuali dazi settoriali), e con un ampio effetto positivo delle movimentazioni occasionali di cantieristica navale. In ampio aumento anche le vendite verso Spagna (+10,8%), specie prodotti farmaceutici e meccanica strumentale, e Svizzera (+14,1%), soprattutto metalli preziosi. In contrazione, invece, le esportazioni verso Turchia (-23,6%), dopo le ingenti vendite di semilavorati di oro registrate l’anno precedente, e Cina (-8%), con quasi tutti i settori in calo tranne prodotti farmaceutici e alimentari e bevande.

 

 

Mercati emergenti, seppur meno presidiati, stanno mostrando ritmi di crescita molto significativi: su tutti, Paesi OPEC (+11,7%) – in primis Emirati Arabi Uniti +18,5% e Arabia Saudita +3,8% –, Filippine (+11,1%), Marocco (+10%) e India (+7,6%). Dinamica anche la domanda proveniente dai Paesi Mercosur (+2,0%), con cui la UE ha appena firmato un accordo commerciale. Nel complesso, le esportazioni italiane di beni sono attese chiudere il 2025 con un ritmo di crescita intorno al 3% raggiungendo quota 640 miliardi di euro. La buona performance delle vendite estere è prevista proseguire anche quest’anno, seppur a un tasso inferiore, alla luce anche del rallentamento atteso del commercio internazionale. Note positive continueranno ad arrivare da quei mercati ad alto potenziale come Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Filippine, Messico e Vietnam che registreranno incrementi ben superiori alla media.

I mercati citati sono solo alcuni dei Paesi strategici del Sistema Italia – che rientrano nel Piano d’azione per l’export lanciato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Interazionale – in cui concentrare la strategia di internazionalizzazione, favorendo la creazione di nuove opportunità di business e la crescita dell’export italiano. Il quadro mondiale attuale, caratterizzato da elevate tensioni geopolitiche e da frequenti e imprevedibili interruzioni nelle catene di approvvigionamento internazionali, ha difatti evidenziato come la dipendenza da specifiche aree geografiche possa esporre le imprese a rischi significativi. In risposta a queste sfide, è dunque fondamentale mantenere e accrescere il presidio dei mercati esteri, attraverso una maggiore diversificazione dei partner commerciali, nonché una maggiore presenza diretta. Solo accedendo a nuovi mercati, le imprese possono mitigare i rischi legati alla volatilità dei mercati domestici e internazionali, rafforzando la propria posizione competitiva. SACE è al fianco delle imprese italiane per sviluppare rapporti con controparti locali – istituzioni, banche, corpora­te –, fare da apripista a nuove opportunità e rafforzare il loro posizionamento nelle catene di fornitura globali. SACE è presente nel mondo con gli Uffici della propria rete internazionale in 13 Paesi: Arabia Saudita, Brasile, Cina, Egitto, Emirati Arabi Uniti, India, Marocco, Messico, Serbia, Singapore, Sudafrica, Turchia e Vietnam.

 

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