Focus On 28 gennaio 2026

Focus ON - Centro Italia export in accelerata

Il Centro Italia presenta una solida propensione all’internazionalizzazione. Nei primi nove mesi del 2025, le regioni Toscana, Lazio, Marche e Umbria hanno registrato una crescita dell'esportazioni del 14,3%, cogliendo nuove opportunità in mercati internazionali dinamici e ad alto potenziale.

Il Centro Italia presenta una solida propensione all’internazionalizzazione: un prodotto su cinque che varca i confini nazionali arriva da lì. Nei primi nove mesi del 2025 (ultimo dato disponibile) Toscana, Lazio, Marche e Umbria hanno registrato esportazioni di beni pari complessivamente a €97 miliardi, con una crescita del 14,3% superiore alla media nazionale (+3,6% nello stesso periodo).

La Toscana, che conta circa 336mila imprese attive di cui 18mila PMI, spicca per competitività sui mercati esteri e un’occupazione regionale che nel primo semestre è risultata in crescita. Quarta regione italiana per valore delle esportazioni e prima nel Centro Italia, la Toscana contribuisce per circa il 10% all’export nazionale complessivo. Nei primi nove mesi del 2025, le esportazioni regionali hanno raggiunto i €55 miliardi, registrando un significativo incremento del 20,2% rispetto allo stesso periodo del 2024.

Il Lazio presenta un tessuto imprenditoriale dinamico e in evoluzione, composto da circa 484mila imprese attive (di cui quasi 2mila PMI) e sostenuto da un solido settore terziario, da comparti industriali tradizionali e da un crescente orientamento verso l’innovazione, il digitale e lo sviluppo di startup. Nei primi nove mesi del 2025, ha esportato beni per un valore pari a €27,5 miliardi, con una crescita del 14% e un’incidenza superiore al 5% sul totale delle esportazioni nazionali.
 

Nelle Marche, dove l’export rappresenta circa il 40% del PIL regionale, il sistema produttivo si caratterizza per una marcata vocazione manifatturiera, con un’elevata quota di occupati nel settore, una rilevante presenza di distretti industriali e un modello produttivo policentrico, contraddistinto da una distribuzione delle imprese relativamente omogenea sul territorio regionale. Da gennaio a settembre 2025 le esportazioni marchigiane sono risultate in calo di circa il 4%, ascrivibile in particolare a importanti settori quali tessile e abbigliamento, meccanica strumentale, farmaceutica e apparecchi elettrici, che insieme compongono circa la metà del totale delle vendite.

Nei primi tre trimestri dell’anno anche le vendite estere dell’Umbria hanno segnato una contrazione (-2,5%). Nel periodo 2019–2025, la regione ha registrato una riduzione del numero di imprese attive, accompagnata da un incremento degli addetti e da un progressivo rafforzamento della struttura imprenditoriale. In particolare, le società di capitali hanno raggiunto il 28,7% del totale del tessuto produttivo regionale.

 

La composizione settoriale delle vendite estere dell’area è molto  diversificata e la performance realizzata nei primi 9 mesi del 2025 è eterogenea (Fig. 2): il rialzo di farmaceutica (+53%), prodotti in metallo (+39,2%) e mezzi di trasporto (+11,8%) – soprattutto navi e aeromobili -, che insieme rappresentano la metà dell’export totale del Centro Italia, ha più che compensato la flessione di altri importanti settori quali tessile e abbigliamento (-2%), meccanica strumentale (-6%), altra manifattura (-24,6%) e alimentari e bevande (-3,5%).

 

Ciò che può distinguere e rendere realmente competitivi i territori è la presenza di poli di eccellenza riconosciuti a livello internazionale (Fig. 3). Ogni regione esprime peculiarità distintive che si traducono in una vasta gamma di prodotti di elevata qualità. Queste specializzazioni sono il frutto di percorsi di successo che vanno oltre la singola impresa, nati dalla condivisione di risorse, competenze e capacità innovative. Nel tempo, tali esperienze si sono consolidate in distretti industriali e hanno trovato la loro piena espressione in filiere produttive strutturate, capaci di coinvolgere l’intera catena del valore — dall’approvvigionamento delle materie prime alla distribuzione del prodotto finale — integrando in modo efficiente le diverse fasi produttive e logistiche. . In particolare, il polo della farmaceutica del Lazio costituisce uno dei pilastri dell’economia regionale e uno dei principali motori della crescita dell’export, rappresentando quasi il 50% delle esportazioni complessive della regione. Il Lazio è riconosciuto come il secondo hub italiano e uno dei principali a livello europeo nell’industria farmaceutica e delle scienze della vita, grazie alla presenza di numerose aziende biotech, di oltre 10.000 ricercatori e di un articolato sistema di centri di ricerca e strutture universitarie dedicate alle scienze biomediche. Il comparto si distingue inoltre per la capacità di operare come un vero e proprio ecosistema di innovazione e competenze: negli ultimi cinque anni la regione ha registrato un significativo incremento degli investimenti nel biotech, passati dal 17% al 21%.

 

Mercati tradizionali e geografie emergenti: quali Paesi trainano la crescita?

Il Centro Italia continua a rafforzare la propria presenza sui mercati internazionali, cogliendo opportunità di crescita sia nei principali partner commerciali sia in nuove geografie ad alto dinamismo e elevato potenziale.

Da gennaio a settembre Stati Uniti, Francia, Germania, Belgio e Spagna sono risultato essere i principali mercati di destinazione delle vendite del Centro Italia, avendo accolto quasi il 50% del totale. In rialzo le esportazioni verso gli Stati Uniti (+25,6% rispetto allo stesso periodo l’anno precedente), sul traino di farmaceutica – attribuibile al cosiddetto effetto “front-loading” per anticipare gli aumenti dei dazi annunciati durante il “Liberation Day” di aprile – e tessile e abbigliamento. In significativo incremento anche le esportazioni verso Francia (+36,2%), Belgio (+8%) e Spagna (+58,8%), trainate dalla farmaceutica, a fronte di una sostanziale stabilità delle esportazioni verso la Germania (-0,2%).

Sempre più imprese riconoscono l'importanza di diversificare i mercati di sbocco, aprendo nuove rotte ed esplorando geografie ad alto potenziale. Non è più sostenibile dipendere da un numero limitato di Paesi di destinazione, soprattutto in un contesto globale caratterizzato da dinamiche politiche e commerciali sempre più imprevedibili. Guardare a nuovi mercati, in particolare a quelli emergenti, significa intercettare una domanda in crescita di prodotti di qualità e, al tempo stesso, ridurre l’esposizione ai rischi. I primi nove mesi del 2025 hanno registrato dinamiche positive verso Paesi meno presidiati e promettenti, quali: Emirati Arabi Uniti (+42,7% sul traino, tra altro, di tessile e abbigliamento e prodotti in metallo), Arabia Saudita (+17%, su cui ha influito l’aumento di farmaceutica), Brasile (+17,8%, con il rialzo della farmaceutica), Singapore (27%, sulla spinta di meccanica strumentale e farmaceutica) e Marocco (+30,3%, in aumento grazie in particolare  a prodotti in metallo e tessile e abbigliamento).

 

 

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