Varie 14 luglio 2023

Che export tira? Maggio 2023

Tra gennaio e maggio 2023 le esportazioni italiane di beni in valore sono cresciute del 4,8% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, proseguendo il rallentamento fisiologico iniziato negli scorsi mesi. Tale dinamica vede andamenti contrapposti dei valori medi unitari – che segnano una buona crescita – (+8,3%) e dei volumi, in contrazione del 3,2%.

1. Il mese di riferimento

La congiuntura. A maggio le esportazioni registrano una leggera flessione su base mensile (-0,3%) a causa del calo verso i Paesi Ue (-1,7%); in positivo invece le vendite verso quelli extra-Ue (+1,2%). Anche l’andamento trimestrale risulta negativo (-3,3%) rispetto al periodo dicembre’22-febbraio’23.

Il trend. Torna a crescere l’export su base annua (+0,9%): la contrazione dei volumi (-3,6%) è infatti più che controbilanciata dall’aumento dei valori medi unitari (vmu; +4,6%). 

Contesto globale. Cresce, rispetto ad aprile, l’avanzo commerciale (€4,7 mld vs. €318 mln) grazie soprattutto all’apporto dei Paesi extra-Ue.

 

2. Come è andata nei primi cinque mesi?

Tra gennaio e maggio 2023 le esportazioni italiane di beni in valore sono cresciute del 4,8% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, proseguendo il rallentamento fisiologico iniziato negli scorsi mesi. Tale dinamica vede andamenti contrapposti dei valori medi unitari – che segnano una buona crescita – (+8,3%) e dei volumi, in contrazione del 3,2%.


2.1. Dentro e fuori l’Unione Europea

L’export verso i Paesi Ue registra un aumento contenuto (+2,2%), che racchiude performance relativamente positive verso partner quali Spagna (+6,4%), Francia (+5,4%), Paesi Bassi (+5,1%) e Romania (+5%) e andamenti più deboli per altri quali Polonia (+1,6%), Germania (-0,9%) e Belgio (-7,1%).

Risulta più vivace la dinamica verso i Paesi extra-Ue (+7,9%), che risente comunque di effetti base sfavorevoli verso gli Stati Uniti. Ancora ampia la crescita della Cina (+58,1%), a doppia cifra anche le vendite verso altri paesi asiatici (+18%) e India (+10,4%); in calo UK (-1,5%), Giappone (-2,5%) e Russia (-15,6%).

 

2.2. Focus Paesi

Nei primi cinque mesi dell’anno a guidare la performance dell’export verso la Cina sono stati i prodotti farmaceutici (+799,6%), che risultano invece stabili in Romania (+0,4%) e in contrazione in Germania (-35,5%). Berlino e Bucarest hanno aumentato la propria domanda di autoveicoli e componentistica (+47,9% e +18,2% rispettivamente), a fronte del calo di quella da Pechino (-43,7%). In crescita verso tutte e tre le destinazioni l’export di tessile e abbigliamento: +18,4% in Cina, grazie al comparto degli articoli in pelle, +6,9% in Germania, in particolare per l’abbigliamento, e +4,9% in Romania.

 

2.3. Focus industrie e settori

In termini di raggruppamenti principali di industrie, i beni strumentali continuano a registrare crescite a doppia cifra (+12,3%) guidate dai vmu, sebbene l’apporto negativo dei volumi si stia riducendo. Significativo anche il rialzo dei beni di consumo (+8,7%), al cui interno si registrano andamenti differenziati tra i beni durevoli (+0,3%) – che scontano una forte contrazione dei volumi (-11,2%) – e quelli non durevoli (+10,5%), spinti dalla farmaceutica (+17,8%). Si accentua il negativo dei beni intermedi (-2,5%), nonostante la buona performance dei vmu. Registra infine una contrazione significativa l’energia (-17%), al netto della quale l’export crescerebbe del 5,7%.

L’export di meccanica strumentale segna un aumento significativo (+12,3%) grazie a crescite robuste verso i principali partner, ma anche a rialzi marcati verso geografie con un potenziale non ancora pienamente espresso quali India (+19,9%) e Mercosur (+14,8%).

L’ottima performance degli articoli di abbigliamento (+8,4%) è supportata soprattutto dalla domanda europea (+11,2%), in rapida crescita in particolare da Polonia (+27,6%), Francia (+16,3%) e Spagna (+11,4%). Segna invece una contrazione l’export di prodotti chimici (-3,9%) a causa della flessione dei Paesi Ue (-6,8%) a fronte di una stabilità di quelli extra-Ue (+0,3%) sostenuti dalle vendite verso gli Stati Uniti e i Paesi OPEC (entrambi +19,9%).

 

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