Sasso nello stagno 06 maggio 2021

Tra multilateralismo e vaccine diplomacy, le cicatrici pandemiche dell’Africa subsahariana

La crisi pandemica ha spinto l’Africa subsahariana in una recessione che, sebbene più lieve rispetto a quella globale (-1,9% vs -3,3%), interrompe un cammino di crescita lungo un quarto di secolo. Il Pil pro capite tornerà sui valori pre-crisi non prima del 2024. La lenta ripresa dell’area è spiegabile in buona parte con una copertura vaccinale che cresce molto lentamente. La ripresa economica subsahariana verosimilmente sarà ancora un processo di start e stop. La capacità da parte delle economie sviluppate di andare oltre le logiche della diplomazia vaccinale, supportando gli sforzi di una regione in cui le cicatrici economiche e sociali rischiano di essere particolarmente profonde, giocherà un ruolo decisivo per dar forma al mondo nell’era post-pandemica.
La crisi pandemica ha spinto l’Africa subsahariana in una recessione che, sebbene più lieve rispetto a quella globale (-1,9% vs -3,3%), interrompe un cammino di crescita lungo un quarto di secolo. Secondo le ultime previsioni del FMI, il rimbalzo che osserveremo nel 2021 sarà notevolmente inferiore rispetto alla crescita globale (3,4% vs 6%), mentre il Pil pro capite tornerà sui valori pre-crisi non prima del 2024. La lenta ripresa dell’area è spiegabile in buona parte con una copertura vaccinale che cresce molto lentamente (a fine aprile pari allo 0,6% della popolazione) non solo rispetto alle economie mature (42%), ma anche a tutte le altre regioni emergenti (9%-14%).

 

Riguardo ai vaccini, le opzioni disponibili sono per lo più limitate a COVAX, meccanismo multilaterale che ne sovvenziona l’acquisto convogliando prestiti d’aiuto e contributi a fondo perduto, e all’iniziativa lanciata dall’Unione Africana per 1,1 miliardi di dosi. L’obiettivo di COVAX di una copertura vaccinale minima del 20% entro fine anno in tutti i paesi emergenti potrebbe essere troppo ambizioso, ancor più alla luce dei nuovi ritardi determinati dall’ondata pandemica in India, principale polo produttivo delle dosi di COVAX. Emblematico è il caso del Ghana, che rischia a breve di esaurire le proprie scorte e guarda a una possibile (e complessa) produzione in loco. Le croniche carenze logistiche rendono estremamente difficoltosa sia la conservazione delle dosi che l’inoculazione nelle aree rurali, le quali rischiano di diventare un serbatoio di varianti che minaccerebbe gli sforzi globali nella lotta alla pandemia.

 

SACE Sasso nello stagno Africa Subsahariana e Covid

La ripresa economica subsahariana verosimilmente sarà ancora un processo di start e stop e l’unico concreto strumento contro nuove ondate resteranno le misure di contenimento localizzate finora adottate. I dati mostrano, infatti, come l’efficacia delle misure di contenimento nell’area sia relativamente bassa: a fronte di misure di contenimento della pandemia paragonabili a quelle delle altre aree nella prima ondata, la mobilità della popolazione subsahariana è diminuita del 35% rispetto ai livelli pre-crisi − una contrazione più lieve non solo rispetto alle economie avanzate (-54%), ma anche alle altre aree emergenti (tra -40% in Asia-Pacifico e -63% in America Latina) (Fig.1). Tale ipotesi è inoltre confermata da un’altra evidenza: un incremento di un punto dello Stringency Index (e.g. un inasprimento delle misure) ha determinato nella regione un calo della mobilità della popolazione sia relativamente contenuto (-0,12% dopo una-due settimane vs -0,43% dei paesi sviluppati e -0,2%/-0,3% delle altre regioni) che di minore durata, riassorbendosi in quattro settimane (nei paesi sviluppati l’effetto è significativo fino a undici settimane dopo l’introduzione delle misure) (Fig.2).

Con 32 milioni di persone in povertà estrema e un tasso di disoccupazione cresciuto dell’8,5% nel 2020, le rivendicazioni sociali in Africa subsahariana rischiano di far vacillare le fragili istituzioni democratiche, esacerbando in gran parte della regione le preesistenti tensioni. La capacità da parte delle economie sviluppate di andare oltre le logiche della diplomazia vaccinale, supportando gli sforzi di una regione in cui le cicatrici economiche e sociali rischiano di essere particolarmente profonde, giocherà un ruolo decisivo per dar forma al mondo nell’era post-pandemica.

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