Country Risk Update 03 febbraio 2017

SACE Country Risk Update: 03 febbraio 2017

Snapshots: Cina, Energie Rinnovabili - Cina, Ghana, India, Marocco, Polonia, Regno Unito, Turchia, Ucraina

CINA

Il ritiro degli Stati Uniti dal TPP, su cui Obama aveva scommesso per il rilancio della potenza americana in Asia Orientale e per limitare l’espansione cinese nella regione, potrebbe favorire la Cina, esclusa dall’accordo. Pechino ha intanto rafforzato la propria rete di alleanze nell’area, sviluppando la RCEP (Regional Comprensive Economic Partnership) tra i 10 membri dell’ASEAN e i 6 Paesi con cui gli ASEAN hanno esistenti accordi di libero scambio (Australia, Cina, India, Giappone, Sud Corea, Nuova Zelanda). Il Governo cinese ha infatti dichiarato che le regole del commercio non possono essere dettate da un Paese solo e ha invitato i membri dell’APEC ad abbracciare l’idea di un’integrazione economica “egualitaria e di cui possono beneficiare tutti”. Secondo alcuni esperti, il ritiro dal TPP non farà altro che rallentare la crescita degli Stati Uniti, indebolendone l’immagine di fronte al mondo, tutto a vantaggio della Cina.

 

ENERGIE RINNOVABILI – CINA

Il Governo ha annunciato un programma di investimenti nelle energie rinnovabili per CNY 2.500 miliardi, come parte del XIII piano quinquennale (2016-20), in linea con la strategia di incrementare la quota di combustibili non fossili nel mix energetico del Paese dal 35% al 39%, sostenere la crescita dell'industria manifatturiera cinese delle energie rinnovabili e ridurre l’inquinamento dell’aria. La capacità installata di energia eolica e fotovoltaica nel 2015 aveva già superato gli obiettivi previsti, rendendo la Cina il più grande produttore al mondo. Le imprese del settore, soggette a maggiore consolidamento, aumenteranno il proprio dominio nei mercati internazionali per lo sviluppo di progetti energetici e l’esportazione di attrezzature, guidando i prezzi al ribasso.

 

GHANA

Il Governo ghanese, insediato da 3 settimane, ha riscontrato nel bilancio spese non coperte per USD 1,6 miliardi. Il precedente Ministro delle Finanze si è rifiutato per ora di commentare. Intanto la Banca Centrale ha esortato il nuovo Governo a ridurre il deficit fiscale, che secondo i dati provvisori ha raggiunto il 7% tra gennaio e novembre, superando la previsione del 4,7%. Secondo il FMI, il Ghana probabilmente non rispetterà il target 2016 per una percentuale ancora superiore – vicina alla doppia cifra – di quanto stimato dal Governo, a causa di spese in conto capitale maggiori del previsto ed entrate esigue. Il Paese è all’interno di un programma del FMI da USD 918 milioni, volto a sostenere e stabilizzare l’economia dopo l’esplosione del deficit durante le precedenti elezioni del 2012.

 

INDIA

Il Ministro delle Finanze indiano ha presentato il budget annuale. Tra le priorità vi è un aumento della spesa per investimenti in  infrastrutture (specialmente ferroviarie) e agevolazioni fiscali per le fasce meno abbienti della popolazione. Pur mantenendo una gestione nel complesso prudente, il target per il deficit fiscale 2017-18 è stato fissato al 3,2% del PIL (attualmente pari a quasi il
-4% del PIL), a fronte di una crescita del PIL prevista al 7,5% per i prossimi 3 anni. Gli obiettivi appaiono ambiziosi e forse ottimisti, ma il Governo conta di recuperare risorse da un aumento delle imposte sui redditi più elevati e dalla vendita di asset di aziende pubbliche.

 

MAROCCO

Il Marocco è rientrato nell’Unione Africana dopo un’assenza di 33 anni. L’uscita, nel 1984, era stata determinata dal riconoscimento dell’indipendenza del Sahara Occidentale, regione contesa tra Marocco e Fronte Polisario, da parte dell’Unione. Il Marocco era l’unico Paese del continente africano non aderente all’Unione. Secondo fonti di stampa, contro il reintegro si sarebbero espressi nove Paesi che riconoscono formalmente l’indipendenza del Sahara Occidentale. La questione dei territori contesi è stata tuttavia mantenuta separata dal tema dell’adesione e verrà discussa in futuro. È possibile che l’adesione all’Unione consenta di riaprire un confronto diplomatico tra le parti per la risoluzione della disputa territoriale.

 

POLONIA

Le stime preliminari del PIL mostrano una crescita del 2,8% nel 2016, inferiore al 3,1% inizialmente previsto da Varsavia. Si tratta della minor tasso di crescita degli ultimi tre anni (+3,3% nel 2014, +3,9% nel 2015). Il rallentamento è dovuto principalmente all’andamento negativo degli investimenti (-5,5%), che ha comportato anche una riduzione del potenziale di crescita del Paese. Il calo degli investimenti è riconducibile a due fattori: la riduzione dei contributi provenienti dal bilancio dell'Unione Europea e la crescente incertezza politica. A consentire alla Polonia di rimanere sul sentiero di crescita sono stati invece i consumi (pubblici e privati) e l’aumento delle scorte.

 

REGNO UNITO

Il Primo Ministro Theresa May ha annunciato che il Governo intende attuare una nuova strategia industriale per rilanciare l'economia post-Brexit. Il Piano destina GBP 4,7 miliardi in spese di R&S entro il 2020/21, incoraggia gli investimenti in infrastrutture, introduce misure per facilitare l'avvio di nuove imprese e snellisce la normativa a vantaggio degli investitori. È previsto inoltre un fondo di GBP 556 milioni per sostenere la crescita del nord del Paese. Il Governo ha anche confermato che utilizzerà un approccio più interventista per stimolare la crescita e aumentare la produttività. L'attuazione di queste riforme potrebbe rivelarsi difficile in un contesto di maggiore inflazione, con crescita modesta e rischi politici elevati, in particolare in relazione ai negoziati della Brexit.

 

TURCHIA

S&P ha peggiorato l’outlook della Turchia da stabile a negativo, mantenendo il rating a BB. Fitch ha declassato il Paese sotto l’investment grade portandolo a BB+ con outlook stabile, dichiarando che gli sviluppi sul fronte politico e della sicurezza hanno minato la performance economica e l’indipendenza delle istituzioni. Il declassamento ha avuto tuttavia effetti limitati sui mercati finanziari, in quanto atteso e già prezzato. La crescente incertezza susseguente il tentato colpo di stato di luglio e il deterioramento del contesto di sicurezza hanno comportato una forte contrazione degli investimenti esteri, scesi nei primi dieci mesi del 2016 di quasi il 45% yoy. Il nuovo declassamento comporterà una minor offerta di capitali e un aumento dei costi di finanziamento, incidendo sulla solvibilità del debito, in particolare verso l’estero e a breve scadenza.

 

UCRAINA

Continuano gli scontri tra l’esercito ucraino e i ribelli separatisti filorussi nel Donbass, la regione contesa dell’Ucraina orientale, in aperta violazione degli accordi di Minsk firmati nel febbraio 2015. Sarebbero 15 i morti negli ultimi giorni, mentre 16 mila persone sono senza elettricità né riscaldamento a causa dei danneggiamenti alle linee di rifornimento di gas ed energia. Le parti si accusano a vicenda della riapertura degli scontri. Secondo il portavoce del Cremlino, Russia, Francia e Germania dovrebbero fare pressione per far attuare all’Ucraina la tregua del Protocollo di Minsk. Intanto si riaccende il dibattito sulla revoca delle sanzioni che l’amministrazione Obama aveva imposto alla Russia per l’annessione della Crimea, avvenuta illegalmente.

 

 

Pillole:

Carburanti: Nell’ultimo trimestre 2016, i Paesi con l’aumento più significativo dei prezzi alla pompa sono stati Zambia (+39%), Uzbekistan (+31%), Egitto e Sudan (+30%).
Serbia: Buona la performance del Paese nel 2016 con una crescita del PIL stimata tra il 2,5% e il 3%, la più alta dal 2008.

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