Focus On 08 novembre 2022

La Cina dopo il Covid: il rallentamento non è solo una questione di lockdown

La politica zero-covid e un Pil nell’ultimo decennio cresciuto a un ritmo sostanzialmente inferiore a quello registrato nelle due decadi precedenti sono segnali di un rallentamento dell'economia del Dragone. Quali effetti per lo sviluppo dei sistemi produttivi dei principali mercati emergenti dell’Asia? E quali per le imprese italiane?
  • Dallo scoppio della pandemia a cavallo tra la fine del 2019 e il 2020, la Cina ha implementato con estremo rigore restrizioni che hanno avuto successo nel contenere la diffusione del virus. Il sopraggiungere della variante Omicron ha però cambiato rapidamente le carte in tavola, rivelando la debolezza dell’approccio seguito dalla Cina: mentre il resto del mondo è passato a una fase di convivenza con il virus, Pechino ha continuato ad applicare con estremo rigore la zero-Covid policy.

  • L’effetto dei continui lockdown è stato stimato in 1,2 p.p. di Pil reale nel 2022 dal Fondo Monetario Internazionale, che ha tagliato le stime di crescita del Paese fino a +3,2%, mentre per la Banca Mondiale l’economia si fermerà al +2,8%.

  • Il rallentamento dell’economia cinese è osservato con una certa preoccupazione anche dal resto del mondo e, specialmente, dal resto delle economie asiatiche. Analizzando diversi indicatori macroeconomici nel periodo 1996-2021 attraverso la stima di un modello econometrico, è stato calcolato un impatto medio del rallentamento di 1 p.p. del Pil reale della Cina sulla crescita di un gruppo di economie emergenti asiatiche pari a 0,34 p.p..

  • In un contesto di minor crescita della Cina e delle altre economie asiatiche, anche parte delle esportazioni italiane verso la regione potrebbe risentire del conseguente rallentamento della domanda di importazioni. Attraverso la stima di una elasticità media del nostro export all’andamento del Pil dei mercati emergenti dell’area (pari a circa 1,1) e combinandone i risultati con quelli dell’esercizio precedente, la “perdita” di export ipotetica nel 2021 verso i Paesi selezionati, se la crescita della Cina fosse stata inferiore di 1 p.p. rispetto al dato effettivo, è stata valutata in poco più di €4 miliardi di euro.

  • Tra i Paesi analizzati, l’impatto maggiore si avrebbe nella stessa Cina (-€2 mld), seguita da Corea del Sud (-€489 mln), Thailandia (-€373 mln) e Hong Kong (-€283 mln), mentre l’effetto risulterebbe più marginale in quelle geografie in cui i valori esportati risultano ancora contenuti (es., Mongolia, Nepal, Laos, Myanmar).

  • Mentre il rallentamento economico rilevato a partire dal 2020 può essere attribuito a cause direttamente o indirettamente connesse alla pandemia, dall’analisi degli elementi strutturali che determinano la traiettoria della crescita economica di lungo periodo (demografia, processi di accumulazione di capitale e capacità di innovare) di un Paese, è possibile affermare che il rallentamento della Cina diventerà un fenomeno stabile nei prossimi anni. Alcuni studi prevedono addirittura una convergenza verso tassi di crescita compresi tra il 2% e il 3% nel giro di vent’anni.

  • In un’ottica di lungo periodo, però, le altre economie asiatiche dovrebbero risentire meno del rallentamento del Pechino, in virtù di un maggiore sviluppo dei sistemi produttivi dei principali mercati emergenti della regione, che dovrebbe aumentarne l’indipendenza dalle sorti dell’economia cinese. Al tempo stesso, se la Cina confermerà la transizione verso un modello di sviluppo più attento al mercato domestico, riducendo la quantità di risorse destinate oltreconfine, potranno addirittura crearsi opportunità per quelle aziende italiane che sapranno farsi trovare pronte a raccogliere la sfida in quelle geografie che, tuttora, risultano ancora mercati di frontiera o sotto-penetrati.

 

Scarica il documento per l'analisi completa!

 

Desideri ulteriori informazioni?
Compila il modulo e ti risponderemo al più presto.
Focus On 09 aprile 2026
L’Italia guida la produzione di vino mondiale: 47,3 milioni di ettolitri nel 2025, tra leadership produttiva e un sistema di qualità unico fatto di territori e denominazioni. Il mercato vale circa $360 miliardi nel 2025 e cresce verso $440 miliardi entro il 2031: un’opportunità che premia chi punta su valore, export e segmenti premium. Tra sfide (costi, clima, dazi) e nuove tendenze (sostenibilità, premiumizzazione, low/zero alcol), il report racconta come il vino italiano può trasformare la qualità in competitività globale.
Focus On 25 marzo 2026
La transizione energetica è oggi una leva strategica per competitività, sicurezza e crescita industriale. Investimenti globali e nuove tecnologie stanno riconfigurando mercati, filiere e modelli di business. Per le imprese italiane, efficienza energetica e fonti rinnovabili diventano fattori chiave di resilienza. Il Made in Italy può rafforzarsi sviluppando filiere industriali legate alla decarbonizzazione.
26 febbraio 2026
Il mondo nella Mappa dell’Export SACE 2026