Sasso nello stagno 22 novembre 2021

L’export italiano di servizi rincorre la ripresa, nella corsa a ostacoli dei ritardi strutturali

Dopo la caduta dello scorso anno, il 2021 registra una forte ripresa dell’economia mondiale e un veloce ritorno alla crescita degli scambi internazionali, grazie alle riaperture in scia alla campagna vaccinale. Tuttavia, l’export italiano di servizi, colpito pesantemente dalle misure di contenimento della pandemia che imponevano limitazioni, tra le altre, alle attività ricreative, è atteso registrare quest’anno un recupero molto parziale .
Dopo la caduta dello scorso anno, il 2021 registra una forte ripresa dell’economia mondiale e un veloce ritorno alla crescita degli scambi internazionali, grazie alle riaperture in scia alla campagna vaccinale. Tuttavia, l’export italiano di servizi, colpito pesantemente dalle misure di contenimento della pandemia che imponevano limitazioni, tra le altre, alle attività ricreative, è atteso registrare quest’anno un recupero molto parziale (+5,1%) raggiungendo gli 80 miliardi di euro in valore.

 

Nel contesto internazionale le nostre esportazioni di servizi nel 2020 hanno rappresentato il 2,3% (2,8% nel 2019) dell’export complessivo del settore dei Paesi Ocse, dietro ai principali peer europei. L’export di servizi italiano, infatti, è significativamente inferiore a quello di Germania e Francia (Fig. 1). Inoltre, in questi due Paesi la diminuzione del valore dei servizi esportati è stata più contenuta (fra il 12% e il 18%) rispetto all’Italia (-29%). Tale differenza è imputabile, in parte, al grado di diversificazione settoriale delle esportazioni dei Paesi: nonostante per tutti e tre le maggiori componenti siano turismo, altri servizi alle imprese e trasporti, per l’Italia prima della pandemia questi pesavano per oltre il 75% (70% per la Francia, 60% per la Germania).

La componente altri servizi alle imprese – che comprende tutte le tipologie di servizi ad alta tecnologia come quelli tecnici, connessi al commercio e altri servizi, quelli di consulenza manageriale e di ricerca e sviluppo – per sua natura ha risentito meno della crisi pandemica. Mentre per Germania e Francia questa è da anni la prima voce dell’export di servizi, in Italia ha guadagnato la prima posizione solo lo scorso anno superando il turismo, ma rimanendo comunque su livelli contenuti a causa di fattori quali: una scarsa presenza di imprese medio-grandi, un basso grado di internazionalizzazione e una debole crescita di produttività delle imprese italiane di servizi, inferiore a quella delle aziende manifatturiere. Il turismo internazionale, al contrario, è stato severamente colpito nei tre Paesi dal blocco agli spostamenti, che ha interessato soprattutto i flussi provenienti dall’area extra europea per via delle limitazioni imposte in ingresso. Anche i trasporti, specie italiani e tedeschi, hanno risentito dello stop alle attività produttive e dei successivi colli di bottiglia di carattere temporaneo sorti sul lato dell’offerta; in Francia invece il comparto è stato in grado di contenere le perdite, essendosi contratto “solo” del 10%, così come quello della manutenzione e riparazione, che si è ridotto in misura moderata. Allo stesso modo, in Germania alcune voci, come i compensi per l’utilizzo della proprietà intellettuale e i servizi informatici, di informazione e telecomunicazione, hanno mitigato, se non contrastato, la caduta dell’export

Figura 1 – Composizione dell’export di servizi in valore di Italia, Germania e Francia (valori in € mld; peso %)

SACE sasso nello stagno export servizi 

Nota: nella categoria “Altro” sono stati inclusi: lavorazione per conto terzi; manutenzione e riparazione; costruzioni; servizi assicurativi e pensionistici; compensi per l’utilizzo della proprietà intellettuale; servizi personali, culturali e ricreativi; beni e servizi delle amministrazioni pubbliche; servizi commerciali e servizi non assegnati. Fonte: elaborazioni SACE su dati Eurostat

Nonostante in tutti e tre i Paesi il 2021 non si prefiguri come un anno di recupero completo, in Italia la performance dell’export di servizi nei primi nove mesi segna un +7,6% rispetto allo stesso periodo del 2020, mentre in Germania e Francia la crescita è maggiore (+8,6% e 11,8%). La vera e propria ripresa per l’export di servizi italiani avverrà solo il prossimo anno quando torneranno allo stesso livello del 2019, grazie a un incremento del 35,1%, per poi proseguire nel biennio successivo a un ritmo del 5,0%, in media, toccando i 120 miliardi di euro nel 2024 (livello che secondo le ultime previsioni pre-pandemia sarebbe stato raggiunto già nel 2022).

 

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