Working paper 13 settembre 2013

Il paradigma della nuova internazionalizzazione in Italia. Il ruolo di SACE

Il presente lavoro ha come obiettivo l’individuazione delle caratteristiche di una strategia per l’internazionalizzazione delle imprese italiane, considerando le peculiarità del tessuto produttivo del Paese.

Il presente lavoro ha come obiettivo l’individuazione delle caratteristiche di una strategia per l’internazionalizzazione delle imprese italiane, considerando le peculiarità del tessuto produttivo del Paese. Partendo da un’analisi dell’evoluzione del commercio internazionale e del processo di internazionalizzazione, oggi “scelta obbligata” per una strategia di crescita dell’impresa, il documento si sofferma sui fattori abilitanti a livello macro (Sistema-Paese) e micro (struttura aziende italiane), per poi descrivere in dettaglio gli strumenti istituzionali a supporto (Export Credit Agency, ECA), l’evoluzione del loro ruolo nel tempo, con un approfondimento sull’ECA Italiana, SACE.


Il commercio internazionale ha subito trasformazioni profonde, al punto che si è affermato da tempo un nuovo paradigma della concorrenza internazionale; i processi di internazionalizzazione più attiva hanno assunto una rilevanza sempre maggiore. In tale contesto mutano i rischi assunti da un’ECA e il suo ruolo non è più quello del solo supporto all’export ma risponde alle esigenze molto più ampie e complesse di internazionalizzazione delle imprese nazionali. L’acronimo ECA rimane dunque una comoda convenzione; ma esso non rappresenta più il mondo dell’export né tantomeno l’attività di SACE, che non è solo export, non è solo credito e, soprattutto, non è quello di una Agenzia.


L’obiettivo non può essere l’offerta di un sussidio competitivo, proibito a livello internazionale, ma la proposta di un servizio finanziario-assicurativo di qualità, che tenga conto che ogni azienda e ogni transazione presentano caratteristiche uniche. Occorre fare attenzione, in questa particolare fase congiunturale, a non utilizzare in modo distorsivo strumenti di promozione dell’export né si può continuare a dividere il mondo tra paesi marketable e non-marketable, come ancora avviene in termini di regolamentazione europea.
 

In evidenza anche il ruolo che SACE deve giocare nell’internazionalizzazione delle PMI, date le caratteristiche del nostro tessuto produttivo, diventando un vero e proprio advisor, facendo leva sulle proprie esistenti reti a livello sia domestico sia internazionale, almeno nei principali paesi emergenti. Per fare questo occorre un modello di business che non può che essere quello di un soggetto che opera a condizioni di mercato.

Documenti

Desideri ulteriori informazioni?
Compila il modulo e ti risponderemo al più presto.
Focus On 05 maggio 2026
In un contesto globale in rapida trasformazione, l’Agrifood è un settore strategico per crescita e competitività. Per le imprese italiane significa leggere in anticipo i driver che contano - consumi, costi ed energia, scenari geopolitici, salute e sostenibilità - e trasformarli in scelte operative. Una visione d’insieme di mercati e scambi internazionali, del posizionamento dell’Italia e delle direttrici dell’export, con un focus sul Made in Italy, sui mercati più dinamici.
Focus On 14 aprile 2026
Il settore dell’Arredo rappresenta uno dei pilastri del Made in Italy, distinguendosi a livello internazionale per design, qualità dei materiali e cura artigianale. Una filiera che vale 161 miliardi di euro, con oltre 154 mila imprese, e più di 656 mila occupati. Nel 2025 l’Italia ha esportato nel mondo mobili e prodotti in legno per 13,8 miliardi di euro, stabile rispetto all’anno precedente. I mercati principali restano Francia e Stati Uniti, che insieme assorbono circa il 30% dell’export del settore. Opportunità più interessanti oggi arrivano anche da altri mercati: Paesi meno presidiati, ma con grande potenziale, come Turchia, Marocco, Brasile e India
Focus On 09 aprile 2026
L’Italia guida la produzione di vino mondiale: 47,3 milioni di ettolitri nel 2025, tra leadership produttiva e un sistema di qualità unico fatto di territori e denominazioni. Il mercato vale circa $360 miliardi nel 2025 e cresce verso $440 miliardi entro il 2031: un’opportunità che premia chi punta su valore, export e segmenti premium. Tra sfide (costi, clima, dazi) e nuove tendenze (sostenibilità, premiumizzazione, low/zero alcol), il report racconta come il vino italiano può trasformare la qualità in competitività globale.