Sasso nello stagno 08 agosto 2018

Il Made in Italy prospera nel gigante indiano: quando perseverare non è diabolico

L'Italia è il quinto partner commerciale europeo dell’India con un interscambio pari a circa 8,5 miliardi di euro nel 2017, ma la nostra quota di mercato è ancora inferiore a quella dei principali peer europei. Esistono dunque ampi margini di miglioramento in termini di penetrazione del mercato per l’export Made in Italy.

L’incremento dell’export italiano verso New Delhi osservato nel 2017 (+9,3%) rappresentava già un chiaro segnale di un mercato con prospettive molto interessanti per le nostre imprese esportatrici. Il primo semestre del 2018, non soltanto ha confermato la tendenza positiva, ma ha addirittura mostrato una dinamica in accelerazione rispetto all’anno precedente (+15,3%).

 

 

La brillante performance delle vendite Made in Italy sul mercato indiano riflette i progressi del Paese asiatico sul versante economico e, il pacchetto di riforme varato dal governo Modi, lo sviluppo del programma “Make in India” e gli investimenti pubblici e privati nel settore delle infrastrutture sono solo alcuni dei fattori che faranno dell’India una delle geografie emergenti più promettenti anche nei prossimi anni.

La crescita del Paese, prevista intorno al 7% nel biennio 2018-19, continuerà ad avere un impatto positivo sulla domanda di importazioni, compresa quella per i nostri prodotti. I primi mesi del 2018 lo hanno già testimoniato, con le imprese esportatrici italiane che hanno saputo intercettare le opportunità offerte dal mercato indiano, specie nei settori della meccanica strumentale, dei mezzi di trasporto, della metallurgia e della chimica (Tab. 1).

 

 

Sasso nello stagno_India

 

 

Secondo le previsioni SACE SIMEST, il trend favorevole delle esportazioni italiane verso l’India non si arresterà nei prossimi anni. È infatti atteso, complessivamente, un incremento del 7,2%, in media, dal 2018 al 2021, con i beni intermedi a osservare la dinamica migliore (+9,3%) grazie al traino dei prodotti della chimica e della farmaceutica (+8,5%), ma anche dei metalli e dei prodotti in gomma e plastica. Non mancheranno importanti occasioni di business per le imprese che esportano beni di investimento (+6,5%), in particolare mezzi di trasporto (+10,6%) e meccanica strumentale (+5,3%), quest’ultimo un settore coinvolto in numerose industrie quali automotive, trasformazione alimentare, energia e telecomunicazioni.

 

 

Si tratta quindi di un mercato, quello indiano, su cui le imprese italiane possono continuare a concentrare i propri sforzi. Il Bel Paese rappresenta già il quinto partner commerciale europeo dell’India con un interscambio pari a circa 8,5 miliardi di euro nel 2017 (5 di importazioni e 3,5 di esportazioni), ma la nostra quota di mercato è ancora inferiore a quella dei principali peer europei (1% contro l’1,4% della Francia e il 2,9% della Germania).

 

 

Esistono dunque ampi margini di miglioramento in termini di penetrazione del mercato per l’export Made in Italy. Nonostante alcune barriere all’entrata, vincoli tariffari e non, rischi politici e difficoltà operative, il gigante indiano continuerà a rappresentare un mercato con ottime prospettive per le imprese italiane a vocazione internazionale. La conoscenza approfondita del contesto e dei rischi resta una condizione imprescindibile, ma ciò non deve ostacolare l’approccio a un Paese ad alto potenziale e ricco di opportunità. Non è un caso che l’India sia una delle geografie prioritarie per l’Italia, come definito dalla Cabina di regia sull’internazionalizzazione.

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