Sasso nello stagno 17 ottobre 2017

I porti italiani: dentro o fuori la via della Seta

Potrebbero essere i porti italiani la porta dell’Europa della nuova via della seta? Il progetto OBOR (One Belt One Road), la rete stradale e marittima voluta dalla Cina per collegare Asia e Europa, arriverà in Europa meridionale. L’accesso al continente europeo passerà dal porto greco del Pireo per poi proseguire verso gli snodi del Nord Europa (Duisburg, Rotterdam, ecc.) attraverso o una via stradale-ferroviaria lungo la regione balcanica oppure sfruttando la rete portuale italiana dell’alto adriatico.

Potrebbero essere i porti italiani la porta dell’Europa della nuova via della seta? Il progetto OBOR (One Belt One Road), la rete stradale e marittima voluta dalla Cina per collegare Asia e Europa, arriverà in Europa meridionale. L’accesso al continente europeo passerà dal porto greco del Pireo per poi proseguire verso gli snodi del Nord Europa (Duisburg, Rotterdam, ecc.) attraverso o una via stradale-ferroviaria lungo la regione balcanica oppure sfruttando la rete portuale italiana dell’alto adriatico.

 

Il passaggio attraverso i porti italiani presenta diversi vantaggi, tra cui quello di sfruttare infrastrutture già esistenti che andrebbero potenziate, rispetto ad alternative da realizzare ex novo, come i collegamenti ferroviari nei Balcani, area caratterizzata in alcuni casi da instabilità politica ed economica. Lo spostamento via mare potenzierebbe le sinergie tra il Pireo, pienamente integrato nel progetto in seguito all’acquisizione da parte della cinese COSCO nel 2016, e la rete portuale italiana, in particolare sul versante adriatico (Trieste e Venezia), ma anche tirrenico (Genova).

 

L’Italia ha un’esperienza consolidata nel settore logistico-portuale; settore composto da un cluster di 160.000 aziende dal valore di circa €220 miliardi e con un flusso commerciale pari a circa 233 milioni di tonnellate1 di merci verso partner commerciali come paesi dell’Europa centrale, i Balcani e la Turchia. Circa un terzo dell’interscambio commerciale dell’Italia passa già attraverso il canale marittimo con un trend in crescita registrato negli ultimi anni (nel 2016 +4% per i flussi di esportazioni via mare e +5% per le importazioni rispetto all’anno precedente)2.

 

 

Modalità di trasporto export import Italia 2016

 

 

Esistono tuttavia alcune criticità riguardo ai porti italiani legate alla dimensione contenuta e alla carenza di infrastrutture di collegamento. I porti italiani infatti movimentano un livello di merci ancora relativamente contenuti: Trieste, Genova e Venezia totalizzano al 2016 un totale di 3,4 milioni di TEU3 di merci movimentate, pari quasi alla sola movimentazione del Pireo4 e inferiore ai volumi dei principali porti europei come Rotterdam e Anversa5. In vista del progetto OBOR e per migliorare l’attuale situazione sono stati avviati diversi progetti, come l’intesa tra i porti della North Adriatic Port Association, per cercare di rafforzare la rete portuale, consentire l’accesso a navi con portate più elevate e potenziare i collegamenti tra i poli portuali e le infrastrutture di terra.

 

Ottimizzare i collegamenti via mare tra l’Italia e i mercati dell’OBOR è un’ottima opportunità per le aziende italiane. I 65 paesi coinvolti nella nuova via della seta assorbono già il 27% dell’export italiano nel mondo e tra essi ci sono sia mercati in cui gli esportatori italiani sono ormai affermati (come Polonia, Turchia o Russia), sia mercati con minori flussi commerciali (come Tailandia, Malesia, Kazakistan, Uzbekistan). Efficientare i collegamenti tra l’Italia e questi paesi potrebbe essere un importante volano per la crescita dell’export Made in Italy in mercati ancora poco conosciuti.

 

 

1 Fonte: Assoporti, somma di importazioni ed esportazioni.
2 Fonte: Istat.
3 Fonte Assoporti, il totale italia è pari a 10,5 milioni TEU.
4 3,7 milioni di TEU.
5 Rispettivamente 12,4 e 10 milioni di TEU.


Desideri ulteriori informazioni?
Compila il modulo e ti risponderemo al più presto.
Focus On 16 dicembre 2025
La Finanza Sostenibile integra i criteri ESG (ambientali, sociali e di governance) nelle scelte finanziarie, offrendo alle imprese vantaggi competitivi e nuove opportunità di crescita. Investire in sostenibilità consente di accedere a finanziamenti a costi più bassi e di rafforzare la solidità finanziaria, riducendo i rischi reputazionali e operativi. Il mercato europeo dei titoli sostenibili è in rapida espansione, superando i 1.500 miliardi di euro e il 7% delle emissioni totali. Strumenti come obbligazioni verdi, sociali e sustainability-linked favoriscono la transizione ecologica e l’innovazione.
Focus On 16 dicembre 2025
La meccanica strumentale è un pilastro dell’economia italiana, con oltre 17mila imprese e mezzo milione di addetti, generando un fatturato annuo di €156 miliardi. Il settore si distingue per produttività, innovazione tecnologica e forte vocazione all’export. L’adozione crescente di tecnologie digitali e le nuove misure di incentivo favoriscono la competitività e la trasformazione industriale. Le esportazioni di macchinari superano i €108 miliardi, rappresentando il 17% dell’export italiano e trainando la crescita nei mercati emergenti. La diversificazione dell’offerta e la resilienza del settore assicurano opportunità di sviluppo, anche in contesti globali complessi
Focus On 16 dicembre 2025
Il settore dell’aerospazio è composito, ma ogni suo segmento rappresenta eccellenza del Made in Italy nel mondo. Inoltre, ha ricadute positive su molti altri settori come agrifood, trasporti e salute. La Space Economy, in particolare, genera valore e contribuisce all’economia italiana come pochi altri ambiti. In un contesto di forte crescita globale, nuovi attori – specie asiatici – si prendono il palco. Ottimizzazione dell’efficienza operativa, sviluppo di ecosistemi sovrani e integrati e spinta verso la decarbonizzazione e la circolarità rappresentano tendenze fondamentali per il settore.