Focus On 11 marzo 2024

Focus On Where to Export Map 2024: innovare per crescere

Nuovi orizzonti: persistono i rischi politici e climatici, ma migliorano i rischi di credito da Oriente a Occidente, frutto del consolidamento economico e demografico e delle iniziative intraprese per adattamento climatico e transizione sostenibile. Innovazione: un Paese che investe in nuove tecnologie e AI per un terzo dei settori e ne incrementa la produttività del 20%, genera un effetto moltiplicatore su tutta l’economia dell’1,3% annuo nei successivi cinque anni. Top 10 dei mercati di opportunità: Stati Uniti, Emirati Arabi Uniti, Spagna, India, Arabia Saudita e Cina, trainati da diversificazione economica, spinta green e digital. Ampio potenziale anche nel Far East (Corea del Sud e Vietnam) e America Latina (Messico e Brasile), dove i governi puntano su programmi d’investimenti che combinano sostenibilità e innovazione.
  • L’intelligenza artificiale (IA) è la tecnologia che sta trasformando le economie garantendo aumenti di produttività, crescita e resilienza. Per le economie che abbracciano pienamente l’IA sono attesi incrementi annuali di produttività nell’ordine dell’1,5% per circa 10-20 anni; se si ipotizza che l’IA sia implementata da circa un terzo dell’economia con un incremento di produttività del 20%, l’impatto sulla produttività di tutta quell’economia sarà di una crescita dell’1,3% annuo per i primi cinque anni e dello 0,6% nei primi dieci.

  • Il ritmo di implementazione dell’IA dipende da numerosi fattori, sia tecnologici che economici o normativi, ma molto è legato alle competenze: cruciali sono la formazione della forza lavoro e i cambiamenti organizzativi e di processo che permettano di sfruttare appieno gli investimenti di capitale che ne derivano.

  • Tecnologie come (e soprattutto) l’IA sono uno strumento fondamentale per supportare le economie nella lotta al cambiamento climatico che si sta facendo sempre più impattante non solo per una crescente numerosità degli eventi estremi, ma anche e soprattutto per i danni economici e sociali che ne derivano. Nella sola Unione europea negli ultimi quarant’anni le perdite economiche associate ai disastri naturali ammontano a €650 miliardi, di cui più di 100 solo nel biennio 2021-22.

  • L’entità delle perdite connesse agli eventi climatici estremi dipende sia dalla loro numerosità sia dal valore dei beni esposti e dalle misure di adattamento previste. Nella Ue le maggiori perdite sono state riportate da Germania, Francia e Italia sia in termini assoluti sia anche tenendo conto della percentuale assicurata. In generale, tra i Paesi membri, solo il 20% delle perdite erano assicurate.

  • La Strategia di adattamento della Ue prevede che tutti i Paesi membri ne adottino una specifica. L’Italia a dicembre ha varato il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici. Le imprese italiane sono chiamate a investire in progetti per l’adattamento ai cambiamenti climatici (ad esempio interventi di prevenzione e riduzione dei rischi collegati a calamità naturali, messa in sicurezza e misure di risanamento ambientale) e per farlo possono contare sul supporto di SACE attraverso la “Garanzia Archimede”.

  • Nel fornire alle imprese che guardano alle opportunità provenienti dai mercati esteri un quadro completo in cui orientarsi, è quanto mai necessario conoscere come la domanda mondiale si stia muovendo. Per il 2024 il commercio internazionale di beni è atteso tornare crescere a un ritmo dell’1,7% in volume (+4,4% i servizi) grazie all’allentamento delle condizioni finanziarie globali, pur rimanendo rischi al ribasso legati alle nuove criticità lungo le catene globali di fornitura  e a un clima di elevata incertezza globale, acuito dalle rinnovate tensioni sul Mar Rosso (il cui impatto è al momento ritenuto non persistente per le imprese italiane che vedono passare da lì rispettivamente il 7% e il 16% del loro export e import di beni).

  • La cronaca degli ultimi mesi ha nuovamente confermato la forte interconnessione tra il rischio politico e la stabilità economica dei Paesi: un contesto politico stabile può favorire l’adozione di politiche di crescita e consolidamento economico, così come un market sentiment positivo verso l’affidabilità del Paese può incentivare gli investitori esteri.

  • Il quadro dei rischi SACE evidenzia un lieve miglioramento nonostante le complessità del contesto. Il 2024 infatti presenta note positive per i rischi del credito da Oriente a Occidente, anche se permangono alcune attenzioni per il continente africano dove vi sono comunque mercati di opportunità per le imprese italiane, tra cui Marocco, Senegal e Costa d’Avorio. Il miglioramento è frutto soprattutto del consolidamento di alcuni Paesi di rilievo in termini economici e demografici (Brasile, Messico, Emirati Arabi Uniti, India) che hanno rinforzato i già positivi risultati dell’anno precedente, agganciando il trend di recupero della domanda globale e di altri che hanno confermato le crescenti potenzialità (Vietnam, Arabia Saudita, Oman).

  • Più eterogeneo il quadro del rischio politico globale che, seppur stabile nei livelli, risente dell’impatto dei numerosi conflitti sulla componente della violenza politica. Il deterioramento è evidente non solo nei Paesi coinvolti direttamente nei conflitti più o meno recenti (dopo Russia e Ucraina anche Israele e Territori Palestinesi), ma anche in mercati che scontano l’incertezza circa il possibile ampliamento delle tensioni (Iran) o caratterizzati da un incremento delle tensioni sociali (Egitto, Tunisia), di natura etnica o territoriale (Armenia, Azerbaijan, Serbia, Kosovo, Taiwan) e di forte instabilità istituzionale (Niger, Gabon).

  • L’indice di rischio di cambiamento climatico presenta un quadro eterogeneo tra le diverse regioni, su livelli significativi per gran parte dei Paesi. Africa, Asia, America centrale e parte settentrionale dell’America latina presentano i livelli più elevati e con consistenti peggioramenti previsti per gli scenari futuri, mentre sono attesi miglioramenti per i Paesi avanzati e il Medio Oriente, confermando la validità delle strategie di investimento messe in atto dai vari governi per combattere il cambiamento climatico.

  • L’indicatore di Transizione Energetica mostra un progressivo miglioramento delle performance globali, seppur ancora su livelli limitati. Il processo di transizione è trainato dalla continua crescita delle rinnovabili e da un avanzamento in materia di efficienza. Tuttavia, la velocità della trasformazione del settore energetico è ancora fortemente frenata dalla crescita dei consumi di combustibili fossili ai quali si associano l’aumento delle emissioni di CO2 e di sostanze inquinanti, e un tasso di elettrificazione che - nonostante i notevoli sforzi registrati da diversi Paesi europei e dell’America Latina – su scala globale resta sostanzialmente invariato.

  • Gli indicatori di benessere sociale sono una misura degli obiettivi di politiche e azioni mirate a garantire un’equa distribuzione della ricchezza così come quella dei rischi politico-economici legati alla progressiva erosione del contratto sociale. L'istruzione è un fattore chiave per lo sviluppo economico e sociale, con una forte disparità tra economie avanzate e meno avanzate; l’indicatore demografico mostra, invece e senza sorprese, una tendenza all'invecchiamento nei Paesi più ricchi e una crescita demografica in quelli più poveri, con effetti sulle migrazioni; infine, l’indicatore del lavoro non mostra variazioni significative nella media dei Paesi, con maggiore eterogeneità tra le geografie asiatiche e quelle africane.

  • A fare da guida nella mappa delle opportunità 2024, l’Export Opportunity Index di SACE, conferma gli Stati Uniti, gli Emirati Arabi Uniti, la Spagna e l’India come geografie dalle maggiori prospettive per il nostro export, seguite da Arabia Saudita, Qatar e Cina. La spinta green e digital dei piani d’investimento di Washington e Madrid potrà contare sulla qualità del Made in Italy, così come le strategie di diversificazione dell’economia dei mercati mediorientali faranno crescere la domanda di beni italiani. Le imprese italiane potranno inoltre cogliere opportunità in mercati, come Corea del Sud e Vietnam, dove il potenziale per l’export di beni non è sempre pienamente espresso, o rafforzare la loro presenza in altri, come Messico e Brasile, dove i governi puntano, rispettivamente, su rafforzamento della manifattura locale e programmi d’investimenti sostenibili.

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Focus On 10 aprile 2024
Con una crescita del 2,9% medio annuo nei prossimi tre anni, l'export italiano di vini raggiungerà nel 2026 gli €8,5 miliardi. 7 bottiglie su 10 che varcano i confini nazionali sono di vino, 3 di spumante. Veneto, Piemonte e Toscana le maggiori regioni esportatrici e Stati Uniti, Germania e Regno Unito le maggiori destinazioni. Ottime opportunità di crescita, trainate anche dai consumi internazionali che nel 2024-25 aumenteranno del 2,3% annuo, provengono anche da Giappone, Cina, Corea del Sud ed Emirati Arabi Uniti. L'intelligenza artificiale arriva anche nel settore vinicolo offrendo numerosi vantaggi in termini di qualità, efficienza e sostenibilità della produzione.
Varie 15 marzo 2024
A gennaio 2024 il valore dell’export italiano è rimasto pressoché stabile su base annua (-0,2%). L’incremento dei valori medi unitari (+1,7%) è stato compensato da una simile riduzione del dato in volume (-1,8%).
Focus On 11 marzo 2024
Nuovi orizzonti: persistono i rischi politici e climatici, ma migliorano i rischi di credito da Oriente a Occidente, frutto del consolidamento economico e demografico e delle iniziative intraprese per adattamento climatico e transizione sostenibile. Innovazione: un Paese che investe in nuove tecnologie e AI per un terzo dei settori e ne incrementa la produttività del 20%, genera un effetto moltiplicatore su tutta l’economia dell’1,3% annuo nei successivi cinque anni. Top 10 dei mercati di opportunità: Stati Uniti, Emirati Arabi Uniti, Spagna, India, Arabia Saudita e Cina, trainati da diversificazione economica, spinta green e digital. Ampio potenziale anche nel Far East (Corea del Sud e Vietnam) e America Latina (Messico e Brasile), dove i governi puntano su programmi d’investimenti che combinano sostenibilità e innovazione.