Focus On 17 novembre 2020

Focus On - La produzione globale dopo il Covid: verso un nuovo riassetto asiatico?

Oltre a produrre effetti profondi sull’andamento dell’economia mondiale, lo shock pandemico Covid-19 ha anche portato sotto la lente di ingrandimento alcuni limiti della globalizzazione, tra cui l’eccessiva concentrazione della produzione di molti beni intermedi in alcune geografie, su tutte la Cina. I Paesi emergenti della regione asiatica rappresentano un’alternativa naturale per le imprese che cercano destinazioni alternative per i propri investimenti al di fuori della Cina. L’Ufficio Studi di SACE ha elaborato un indicatore composito di attrattività per diversi mercati emergenti asiatici
  • Oltre a produrre effetti profondi sull’andamento dell’economia mondiale, lo shock pandemico Covid-19 ha anche portato sotto la lente di ingrandimento alcuni limiti della globalizzazione, tra cui l’eccessiva concentrazione della produzione di molti beni intermedi in alcune geografie, su tutte la Cina, che oggi rappresenta circa un terzo del mercato mondiale delle esportazioni di tali prodotti
  • Già da alcuni anni è in atto un progressivo spostamento da Pechino a causa, principalmente, del rapido aumento del costo del lavoro in Cina, anche se finora circoscritto alle produzioni a minore valore aggiunto (come il tessile), che non richiedono una forza lavoro particolarmente qualificata e che sono soggette a una forte concorrenza di costo. L’escalation delle tensioni commerciali e lo shock Covid-19 potrebbero però accelerare tale tendenza, estendendola anche ad altri settori a più alto valore aggiunto
  • Se la Cina rischia di assistere a una riduzione degli investimenti stranieri sul proprio territorio, altre economie potrebbero invece, beneficiarne. I Paesi emergenti della regione asiatica rappresentano un’alternativa naturale per le imprese che cercano destinazioni alternative per i propri investimenti al di fuori della Cina

  • Per valutare quali Paesi potrebbero beneficiare maggiormente di una diversificazione degli investimenti dalla Cina, l’Ufficio Studi di SACE ha elaborato un indicatore composito di attrattività per diversi mercati emergenti asiatici, espressione sia di elementi di similarità dei sistemi produttivi rispetto a quello cinese, che delle caratteristiche dei contesti operativi (mercato del lavoro, logistica e infrastrutture, qualità della governance)

  • Grazie a un paniere di beni esportati molto simile a quello di Pechino e a una forza lavoro qualificata, il Vietnam si presenta come la destinazione più appetibile per quelle imprese alla ricerca di destinazioni alternative nella regione asiatica, offrendo già la capacità di assorbire una parte della produzione cinese in alcuni settori, seguito da India, Malaysia e Thailandia

  • La dimensioni dell’economia cinese e la sua posizione nelle catene produttive globali rendono però molto difficile subentrare nel ruolo di Pechino. Lo scenario più probabile è quello in cui, nei prossimi anni, le imprese internazionali sceglieranno di spostare e/o rilocalizzare solo parte della loro produzione in alcuni Paesi, continuando tuttavia a contare sulle aziende cinesi come fornitori 

 

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