Sasso nello stagno 03 maggio 2022

Elezioni presidenziali nelle Filippine: quali “amicizie” nel dopo Duterte?

Il prossimo 9 maggio il popolo filippino sarà chiamato alle urne per scegliere il successore della controversa figura del presidente Duterte che ha dato una profonda svolta alla politica estera delle Filippine, allontanatasi dalla storica alleanza con gli Stati Uniti a favore di una relazione più intensa con la Cina.

Il prossimo 9 maggio il popolo filippino sarà chiamato alle urne per scegliere il successore della controversa figura del presidente Rodrigo Duterte, noto alla stampa internazionale soprattutto per la campagna contro la droga portata avanti dalla sua elezione nel 2016 e che, secondo fonti ufficiali del governo, avrebbe causato la morte di oltre 6.200 sospetti trafficanti. Oltre che per le violazioni dei diritti umani, la presidenza Duterte è stata caratterizzata da una profonda svolta nella politica estera delle Filippine, allontanatasi dalla storica alleanza con gli Stati Uniti a favore di una relazione più intensa con la Cina. Dal punto di vista economico, questa nuova alleanza ha ritagliato un ruolo preponderante di Pechino nel necessario sviluppo infrastrutturale del Paese – obiettivo primario di Duterte, che dalla sua elezione ha lanciato l’ambiziosa campagna Build! Build! Build!come testimonia il notevole incremento dei flussi di investimento cinesi, concentrati proprio nel settore infrastrutture e passati da circa $2,8 mld dell’amministrazione Aquino (2010 – 16) a quasi $13 mld di quella Duterte (Fig. 1).

Figura 1 – Flussi di investimenti cinesi e americani nelle Filippine (milioni di $)

SACE investimenti Filippine

Fonte: China Global Investment Tracker, American Enterprise Institute e US Bureau of Economic Analysis

Nonostante negli ultimi mesi il governo di Manila abbia cercato un riavvicinamento con lo storico alleato occidentale, che rimane comunque uno dei principali investitori nel Paese, spinto dal crescente scetticismo popolare verso Pechino generato da un basso tasso di realizzazione degli investimenti infrastrutturali annunciati e dai sempre più frequenti sconfinamenti di imbarcazioni cinesi nelle acque territoriali delle Filippine, l’attuale corsa presidenziale si configura come una scelta tra la continuazione, o la rottura, della strategia di politica estera intrapresa da Duterte. A pochi giorni dalle elezioni, il voto prevede infatti una corsa a due tra Ferdinand “Bongbong” Marcos Jr, figlio del recente dittatore Ferdinand Marcos e sostenitore di uno stretto legame con la Cina, e l’attuale vicepresidente Leni Robredo, che invece promette un deciso cambio di rotta rispetto alla passata amministrazione, con il primo che guida i sondaggi con ampio margine nonostante la seconda abbia recuperato consensi nelle ultime settimane. Se da una parte entrambi i candidati manterranno l’approccio di sostanziale apertura agli investitori esteri promosso da Duterte, dall’altra l’elezione di Robredo dovrebbe aprire maggiori opportunità nel Paese alle imprese del blocco occidentale, comprese quelle italiane (finora poco attive nel Paese con uno stock di investimenti pari a €740 mln nel 2020, lo 0,15% del totale investito all’estero), invertendo il trattamento di favore finora riservato alle concorrenti cinesi. Qualunque sarà il risultato del voto, il nuovo presidente avrà il compito di ridurre le barriere che finora hanno limitato l’attività degli investitori esteri nelle Filippine, che figurano al sesto posto nel 2020 per stock di investimenti in entrata tra i Paesi ASEAN, davanti solo a Myanmar, Laos, Cambogia e Brunei: oltre alla carenza di infrastrutture, le imprese estere che approcciano il Paese sono, infatti, spesso vincolate da limiti alle partecipazioni nel capitale aziendale e lamentano inefficienze del sistema legale e pratiche di corruzione diffuse all’interno della pubblica amministrazione.

 

Desideri ulteriori informazioni?
Compila il modulo e ti risponderemo al più presto.
Focus On 09 aprile 2026
L’Italia guida la produzione di vino mondiale: 47,3 milioni di ettolitri nel 2025, tra leadership produttiva e un sistema di qualità unico fatto di territori e denominazioni. Il mercato vale circa $360 miliardi nel 2025 e cresce verso $440 miliardi entro il 2031: un’opportunità che premia chi punta su valore, export e segmenti premium. Tra sfide (costi, clima, dazi) e nuove tendenze (sostenibilità, premiumizzazione, low/zero alcol), il report racconta come il vino italiano può trasformare la qualità in competitività globale.
Focus On 25 marzo 2026
La transizione energetica è oggi una leva strategica per competitività, sicurezza e crescita industriale. Investimenti globali e nuove tecnologie stanno riconfigurando mercati, filiere e modelli di business. Per le imprese italiane, efficienza energetica e fonti rinnovabili diventano fattori chiave di resilienza. Il Made in Italy può rafforzarsi sviluppando filiere industriali legate alla decarbonizzazione.
26 febbraio 2026
Il mondo nella Mappa dell’Export SACE 2026