Varie 20 marzo 2019

Che export tira? - Gennaio 2019

L’avvio del 2019 è stato positivo per l’export italiano (+2,9%), ma l’incertezza del contesto globale, legata ai negoziati Usa-Cina, alla Brexit, al rischio di eventuali nuove turbolenze finanziarie e valutarie, all’atteso rallentamento in Cina, Eurozona e Usa, è ragione di cautela per le attese dei prossimi mesi. ​

L’avvio del 2019 è stato positivo per l’export italiano (+2,9%), ma l’incertezza del contesto globale, legata ai negoziati Usa-Cina, alla Brexit, al rischio di eventuali nuove turbolenze finanziarie e valutarie, all’atteso rallentamento in Cina, Eurozona e Usa, è ragione di cautela per le attese dei prossimi mesi. Non mancheranno tuttavia opportunità in diverse geografie, avanzate ed emergenti, per l’export Made in Italy.

L’export verso i Paesi Ue è avanzato dell’1,2%, grazie al traino di Paesi Bassi, Romania, Francia e anche UK. Pesa il calo delle vendite in Polonia, specie degli «altri mezzi di trasporto» (non automotive).

Le vendite nell’area extra-Ue hanno segnato un +5,4%. Ottima performance in India, Stati Uniti, Africa subsahariana, Svizzera e Paesi Asean. Ancora giù invece, Turchia e area Mena.

Nel trimestre novembre-gennaio si è registrata una stazionarietà per le esportazioni in termini congiunturali. A gennaio invece, rispetto a dicembre, vi è stato un incremento del 2,5%, grazie sempre al traino dei mercati extra-Ue (+5,9%).

Dopo un 2018 chiuso in flessione (-2,4%), le esportazioni verso la Cina sono tornate a crescere a gennaio 2019 (+3,2%), sostenute dalle vendite nei set-tori della meccanica strumentale, della farmaceutica e degli alimentari e bevande. Questi ultimi due settori sono stati i più dinamici anche in Germania (+1,7%), insieme a elettronica e gomma e plastica. È proseguito invece il trend negativo dell’export verso i Paesi Opec (-19%), in calo dal 2014.

Le vendite all’estero del raggruppamento dei  beni di consumo hanno registrato l’incremento più significativo (+7,4%), grazie principalmente al contributo dei non durevoli (+8%); i durevoli sono avanzati invece del 4,1%. L’export dei beni intermedi si è assestato al 3,5%. Più moderata infine la crescita delle esportazioni di beni strumentali (+1,4%).

L’export nel settore della farmaceutica ha registrato un incremento del 19,2%, grazie principalmente al traino dei mercati extra-Ue (Cina, Russia e Stati Uniti), ma anche dei mercati tradizionali Ue (Francia, Germania e UK). India (con un +45% circa), Giappone e Stati Uniti invece, sono alcune delle geografie che hanno sostenuto le vendite della meccanica strumentale (+6,2%). L’export dei mezzi di trasporto (diminuito, nel complesso, del 5,4%) è cresciuto in Cina, Paesi Asean, Russia, Spagna e UK. Tra i settori «best performer» si segnalano altra manifattura, alimentari, metallurgia, tessile e abbigliamento.

Desideri ulteriori informazioni?
Compila il modulo e ti risponderemo al più presto.
Focus On 24 gennaio 2023
L’impatto del Terziario nell’export di beni e servizi è sempre più centrale nelle dinamiche economiche internazionali. Importanti margini di crescita possono derivare da una maggiore spinta in termini di competitività e digitalizzazione, per compensare le criticità in termini di produttività, competenza e formazione e grado di apertura di molti mercati.
Varie 18 gennaio 2023
Tra gennaio e novembre le vendite all’estero di beni si sono confermate in ampio rialzo (+20,5% rispetto allo stesso periodo del 2021). L’andamento è guidato dai valori medi unitari (vmu; +20,1%), sulle spinte inflative; rimangono stabili i volumi (+0,3%).
Sasso nello stagno 28 dicembre 2022
Il trasporto aereo è tra i settori maggiormente ciclici e nel 2020 ha subito fortemente l’impatto delle restrizioni agli spostamenti necessarie per contrastare la diffusione di Covid-19. Il 2021 si è rivelato un anno di ripresa, soprattutto per il traffico merci, mentre quello passeggeri ha solo iniziato la fase di recupero, che è proseguita con maggiore vigore nel 2022 grazie al progressivo allentamento delle restrizioni, ma il pieno recupero si avrà solo nel 2024. Rischi in aumento per il settore nel 2023, in particolare legati all’aumento del costo dei carburanti con implicazioni anche sulle politiche di sostenibilità ambientale. Non sono comunque da escludere sorprese positive per il 2023: se la possibile conclusione del conflitto in Ucraina non appare imminente, gli effetti dello stop alla Zero-Covid policy in Cina non tarderanno a manifestarsi.