Update Espresso 31 marzo 2017

Update Espresso: 31 marzo 2017

Leggi il nuovo Update Espresso su Arabia Saudita, Brasile, Cipro, Sudafrica e pesca in Regno Unito

Il Country Risk Update di SACE cambia nome e diventa Update Espresso.

 

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PAESI

ARABIA SAUDITA: Olio al sistema fiscale

Il governo ha rivisto le aliquote fiscali sulle imprese petrolifere con effetti retroattivi a partire dal 1 gennaio 2017. Il nuovo regime impatta positivamente sulla compagnia petrolifera di stato Saudi Aramco, che beneficerà di una riduzione dell’imposta sul reddito dall’attuale 85% al 50%. L’ipotesi di un alleggerimento della fiscalità sulla compagnia di stato era stata già ventilata in previsione del collocamento in borsa del 5% della società, l’IPO da record con un valore stimato attorno ai USD 2.000 miliardi.

Derivando oltre il 60% delle entrate fiscali dal settore petrolifero, la decisione potrebbe impattare negativamente sul bilancio pubblico, già colpito da più di un biennio di bassi prezzi petroliferi. Tuttavia, il Governo prevede di bilanciare le minori imposte con maggiori dividendi dalle imprese a partecipazione pubblica. Inoltre, il bilancio previsionale 2017 già sconta il taglio delle imposte. Dunque un gioco a somma zero. Almeno secondo le attese del Governo saudita.

 

BRASILE: Al via le concessioni aeroportuali

Sono state aggiudicate le prime concessioni per la gestione di quattro aeroporti per un valore di USD 1,2 miliardi. Flughafen Zürich, VINCI Airports e Fraport sono i tre gruppi europei a cui sono stati assegnati i diritti per operare gli scali delle città brasiliane di Salvador, Fortaleza, Porto Alegre e Florianopolis, che rappresentano circa l’11,5% del traffico passeggeri e circa il 12,5% del traffico merci in Brasile.

Tali concessioni fanno parte del nuovo programma varato dal presidente Temer, Programa de Parcerias de Investimentos, che riguarda oltre 30 progetti infrastrutturali da realizzarsi con contratti di partnership tra il settore pubblico-privato. Obiettivo del piano di privatizzazioni è quello di stimolare l’economia in recessione da due anni e di attrarre investitori internazionali.

 

CIPRO: consolidamento dopo la crisi?

Il PIL del Paese è cresciuto di quasi il 3% nel 2016, un tasso che potrebbe essere mantenuto anche nell’anno in corso. Il rafforzamento della ripresa si riflette sul sistema bancario (che include 8 banche locali, 28 estere e 18 istituti di credito cooperativo), che mostra segnali di rafforzamento, con una lieve riduzione dei non-performing loans (NPL) dal 53% dei prestiti totali nel 2015 al 47% nel 2016. S&P’s ha migliorato il rating del Paese, portandolo a BB+, con outlook stabile.

Recenti dati, decisioni e risultati mostrano quindi un Paese in ripresa, ma con diverse fragilità ancora persistenti, come la bassa diversificazione dell’economia che si fonda in larga parte sui servizi (90% del valore aggiunto, 80% dell’occupazione), l’instabilità del Governo, gli ancora elevati NPL e la precarietà delle relazioni con la Turchia. Le prospettive sono di rafforzamento del trend di crescita e di definitiva uscita dalla crisi, specialmente se dovesse riprendere il processo di privatizzazione di alcune utilities.

 

SUDAFRICA: ancora una volta a rischio downgrade

A conferma delle indiscrezioni degli ultimi giorni, il presidente Zuma ha rimosso Pravin Gordhan dall’incarico di Ministro delle Finanze, oltre a modificare altri otto membri del gabinetto ministeriale. Le voci hanno subito innescato la reazione negativa dei mercati, come visibile negli andamenti negativi del rand e dei bond governativi nelle ultime ore, in quanto Gordhan è ritenuto dalla comunità degli investitori internazionali un garante della stabilità economico-finanziaria del Sudafrica.

Questo nuovo scossone a livello politico-istituzionale potrebbe portare le agenzie di rating a riconsiderare il giudizio sul Paese, verso un rating inferiore all’investment-grade, ovvero al di sotto di BBB-. Ciò avrebbe un forte impatto sul flusso di investimenti esteri nell’economia sudafricana. Ad esempio, il nuovo rating porterebbe il Sudafrica fuori dagli indici benchmark di mercato, con la conseguente vendita di asset da parte dei fondi di investimento che sono legati a quegli indici o a cui è impedito detenere debito sub-investment grade.

 

 

SETTORI

PESCA: Fish and ships all’inglese

L’uscita dall’Unione Europea consentirà al Regno Unito di riconquistare autorità sui propri mari fino a 200 miglia nautiche dalla costa. Londra è pronta a bloccare l’accesso entro le 12 miglia ai vascelli europei che, in accordo alla Common Fisheries Policy, possono pescare nelle acque inglesi secondo quote stabilite annualmente. Meno di un terzo dei pesci in acque nazionali, infatti, è pescato da navi battenti bandiera britannica.

La prospettiva di una rinegoziazione delle quote da parte del Regno Unito preoccupa l’industria ittica europea, in particolare dell’Irlanda, che pesca il 40% della propria quota nei mari inglesi. Anche altri Paesi ne sarebbero danneggiati - Spagna, Francia, Danimarca, Belgio, Germania, Paesi Bassi e Svezia - e potrebbero fare fronte comune durante i negoziati di Brexit per preservare l’accesso alle acque britanniche. D’altro lato, Londra potrebbe dimostrarsi aperta a una trattativa meno impari, anche per tutelare la propria industria: gli inglesi, infatti, esportano circa i due terzi del proprio pescato nel resto dell’Unione.

 

 

NUMERI DELLA SETTIMANA

Regno Unito è il quarto mercato di destinazione dei prodotti italiani, dopo Germania, Francia e Stati Uniti

 

 22 miliardi di euro è il valore dell’export italiano verso il Regno Unito nel 2016, in crescita dello 0,5% rispetto all’anno precedente

 

+50% è l’aumento delle esportazioni italiane verso Londra rispetto al 2009, anno in cui si è registrato l’export minore nel nuovo millennio

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Varie 15 febbraio 2024
Nel 2023 il valore dell’export italiano è rimasto stazionario rispetto all’anno precedente. L’aumento dei valori medi unitari (+5,3%) è stato pienamente compensato da una riduzione, ben superiore alle attese, del dato in volume (-5,1%).
Focus On 14 febbraio 2024
Dopo una crescita vivace nello scorso anno, nel 2024 l'export italiano di servizi è previsto in ulteriore aumento del 4,6% grazie al maggior ruolo che sta assumendo il Terziario nel commercio con l'estero, anche nei Paesi emergenti. Per accrescere la produttività dei servizi italiani vi sono diverse leve su cui poter agire tra cui una maggiore crescita degli investimenti tecnologici, inclusi quelli in digitalizzazione e IA, e una formazione sia continua che specifica sul posto di lavoro.
Varie 15 gennaio 2024
Tra gennaio e novembre 2023 l’export in valore è aumentato dello 0,7% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. L’andamento continua a essere determinato dalla crescita dei valori medi unitari (+5,6%), a fronte della decisa, e superiore alle attese, flessione dei volumi (-4,6%).