Update Espresso 01 dicembre 2017

Update Espresso: 1 dicembre 2017

Leggi il nuovo Update Espresso su Egitto, Libano, Nepal, Paesi Bassi e manifattura in Giappone

 

Ogni settimana, insieme a una sintesi delle principali news su Paesi e settori, i nostri economisti a turno prenderanno un caffè insieme a voi commentando con un video la notizia più importante della settimana per indirizzarvi verso le migliori opportunità per il Made in Italy e darvi sempre il nostro punto di vista sul mondo che cambia.

 

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PAESI

 

 

EGITTO: Via i limiti sui Forex

La Banca Centrale egiziana ha rimosso le restrizioni sui depositi e sui prelievi di valuta estera per importatori di beni non essenziali, un altro segno che la liquidità bancaria del paese sta migliorando. Le restrizioni erano state imposte nel 2012 per preservare la valuta estera di fronte alle turbolenze provocate dalla rivoluzione del 2011, che ha fatto allontanare turisti e investitori e tagliato il flusso di dollari nell’economia. I limiti sui depositi avevano anche lo scopo di limitare il mercato nero dove gli importatori andavano a cercare i dollari.

Lo scorso anno, la fluttuazione della sterlina egiziana ha dimezzato il suo valore nei confronti del dollaro, ma è riuscita a migliorare notevolmente gli afflussi di valuta estera e ha portato gli investitori stranieri ad acquistare circa 18 miliardi di dollari di titoli del tesoro egiziani. La fluttuazione e i conseguenti tagli nei sussidi dei carburanti hanno aiutato a finalizzare il programma di prestito di tre anni del Fmi di 12 miliardi che ha rafforzato la fiducia degli investitori nell’economia.

 

 

LIBANO: Sospese le dimissioni del premier

Nel giorno della Festa dell’Indipendenza del Libano e in corrispondenza dell’avvio delle consultazioni con i rappresentanti delle forze politico-confessionali, il primo ministro libanese Hariri ha ritirato le sue dimissioni, accettando la richiesta del presidente Michael Aoun. Hariri, dopo 18 giorni di assenza, a seguito di un colloquio con Aoun, ha affermato di voler “dissociare” il Libano dai conflitti in corso in Medio Oriente, cosa già ribadita e concordata con le forze politiche alla nascita del suo governo nel dicembre del 2016.

Con l’annuncio delle dimissioni, il premier aveva denunciato la violazione della sicurezza nel paese da parte del movimento sciita degli Hezbollah e proprio con il capo del loro blocco parlamentare, Raad, è avvenuto il primo colloquio. Hariri vuole proseguire con la sua strategia e proteggere il paese dagli effetti del conflitto nella vicina Siria.

 

 

NEPAL: Prime votazioni dopo 18 anni

In Nepal, domenica scorsa, milioni di cittadini si sono recati alle urne per eleggere i 275 membri della Camera dei deputati e delle assemblee regionali: risultano essere le prime elezioni democratiche dalla fine della guerra civile, durata dal 1995 al 2006. Ci sarà un’altra votazione il 7 dicembre e solo dopo saranno diffusi i risultati. A confrontarsi vi sono il Partito Comunista del Nepal e una coalizione formata dal partito del Congresso Nepalese e dagli ex ribelli maoisti, coloro che avevano dato inizio alla guerra civile.

Queste elezioni risultano essere importanti anche dal lato della politica estera: determineranno se il Nepal passerà sotto il controllo della Cina o se l’India rimarrà un attore dominante. Pechino si pone come obiettivo coinvolgere il più possibile il paese nel progetto BRI, mentre Delhi cerca di preservare i legami strategici ed economici di vecchia data. Negli ultimi tre anni la Cina ha superato l’India diventando il più grande investitore estero in Nepal: il 68% del totale degli investimenti esteri nell’anno 2016/2017 sono cinesi.

 

 

PAESI BASSI: nuovo governo Rutte, le sfide della coalizione “impossibile”

A circa sette mesi dalle elezioni, Mark Rutte è stato in grado di formare il suo terzo governo. Quest’ultimo sarà sostenuto da una coalizione di quattro partiti, il cui programma prevede investimenti in servizi pubblici e infrastrutture, un’ampia riforma fiscale (che include, tra le altre, l’eliminazione della tassa sui dividendi entro il 2020 e la riduzione dell’imposizione fiscale sulle imprese) e lo sviluppo di ambiziose politiche per l’ambiente.

Restano rischi di instabilità, sia per l’esigua maggioranza (76 seggi su 150), sia per le differenti visioni su molti temi, dall’Europa all’eutanasia, in una coalizione che vede insieme, tra gli altri, progressisti e cristiani evangelici. Potenzialmente il governo potrebbe contare su diverse maggioranze parlamentari su questioni controverse. Nonostante la fragilità della coalizione, è improbabile che ciò si possa tradurre in un deterioramento dell’economia del Paese, che ha mostrato una certa solidità negli ultimi anni, e che è prevista crescere del 3,2% nel 2017 (un punto sopra la media dell’Eurozona) e del 2,7% in 2018.

 

 

SETTORI

 

 

MANIFATTURA: A rischio il Made in Japan

Mitsubishi Materials, una divisione della più grande conglomerata del Giappone, ha rivelato un nuovo scandalo sulla falsificazione dei dati di controllo qualità. Almeno due delle sussidiarie hanno infatti ammesso di aver modificato dolosamente i risultati delle ispezioni su prodotti venduti a più di 200 clienti in Giappone, Stati Uniti, Cina e Taiwan nei settori dell’aerospazio, dell’auto e dell’energia. La compagnia era venuta a conoscenza della falsificazione per la prima volta già a febbraio, dopo degli accertamenti condotti in seguito allo scandalo simile della Kobe Steel, membro del Mitsubishi UFJ Financial Group keiretsu. Anche Mitsubishi Motors, Nissan e Subaru hanno di recente ammesso di avere manipolato i dati sulla qualità.

Benché al momento non siano stati rilevati impatti sulla sicurezza dei prodotti, questi scandali compromettono l’immagine del Giappone come produttore di alta qualità, in un momento in cui il Paese punta sull’export per la crescita del Pil.

 

 

I NUMERI DELLA SETTIMANA:

€ 3.400 mld Output globale di chimica nel 2016
15° Posizione dell’Italia come esportatore mondiale di prodotti chimici nel 2016
41% Peso della Cina sul consumo mondiale di prodotti chimici nel 2016

 

 

MODIFICHE AL RATING:

 

ARGENTINA: Moody’s da B3 a B2
SUDAFRICA: S&P da BB+ a BB

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