Sasso nello stagno 07 ottobre 2021

Serbia e Kosovo, potenzialità di business dopo il vertice europeo

Nelle ultime settimane si è assistito a un incremento della tensione tra la Serbia e il Kosovo. La rigidità delle posizioni tra i due governi infatti è uno dei principali elementi dissuasivi del loro processo di integrazione nell’Ue, con importanti ricadute anche in termini di sfruttamento degli stanziamenti finanziari previsti da Bruxelles nel processo di preadesione. Il tentativo europeo di riconciliare i due Stati potrebbe rivelarsi un passaggio chiave per accelerare la loro prospettiva europea, con importanti ricadute per le aziende italiane già presenti in loco – sebbene con pesi differenti tra le due geografie – cosi come per quelle interessate a una potenziale destinazione commerciale.
Nelle ultime settimane si è assistito a un incremento della tensione tra la Serbia e il Kosovo, a causa di alcune misure restrittive approvate da Pristina verso autoveicoli a targa serba, analoghe a provvedimenti adottati da Belgrado in precedenza. Tali misure si inseriscono in un rapporto già compromesso a causa del mancato riconoscimento dello Stato del Kosovo dalla sua istituzione nel 2008 e di numerose tensioni in ambito politico e commerciale. Oltre all’effetto di destabilizzazione interna, tale polemica ha un importante impatto nei rapporti tra i due Paesi e l’Unione Europea, che ha agito da principale mediatrice in occasione del vertice Ue-Balcani Occidentali del 6 ottobre. La rigidità delle posizioni tra i due governi infatti è uno dei principali elementi dissuasivi del loro processo di integrazione nell’Ue, con importanti ricadute anche in termini di sfruttamento degli stanziamenti finanziari previsti da Bruxelles nel processo di preadesione.

 

Una maggiore stabilità del clima politico nei due Paesi e certezza nelle tempistiche di integrazione potrebbero indirettamente favorire le prospettive di business delle aziende italiane. L’Italia è un partner di rilievo per la Serbia,con un flusso di esportazioni Made in Italy, nel 2020, pari a circa €1,6 miliardi e riconducibili principalmente a macchinari, tessile e abbigliamento e prodotti in metallo (Fig. 1). Il dato è in crescita del 29% nei primi sei mesi del 2021 in termini tendenziali, grazie alla concia di Vicenza e di Pisa, ai macchinari di Milano e Monza e di Reggio Emilia, ai metalli di Brescia, alle piastrelle di Modena e Reggio Emilia e alle calzature di Firenze. Sul territorio serbo sono presenti oltre 600 imprese italiane per un portafoglio di investimenti di circa €3 miliardi divisi tra settore automobilistico, bancario e tessile. Il Kosovo importa dall’Italia beni per un valore di €105 milioni, in proporzione alle sue dimensioni demografiche (meno di 2 milioni di abitanti), composti principalmente da prodotti agroalimentari e meccanica strumentale (Fig. 2); nei primi sei mesi dell’anno in corso si osserva una crescita del 45% con il contributo, tra gli altri, dei casalinghi e prodotti in metallo di Brescia, dei caffè e dolci di Torino, delle macchine per l'industria cartaria di Lucca e delle macchine utensili e per il legno di Pesaro Urbino. La presenza di operatori italiani nel Paese conta circa 20 aziende

Figura 1. Esportazioni italiane verso Belgrado (2020, peso %)SACE export Serbia

Figura 2. Esportazioni italiane verso Pristina (2020, peso %)

SACE export Kosovo

Fonte: elaborazioni SACE su dati Istat. 
 
Il tentativo europeo di riconciliare i due Stati, impegnati dall’esito del vertice ad un maggiore dialogo, potrebbe rivelarsi un passaggio chiave per accelerare la loro prospettiva europea, con importanti ricadute per le aziende italiane già presenti in loco – sebbene con pesi differenti tra le due geografie – cosi come per quelle interessate a una potenziale destinazione commerciale.
 

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