Country Risk Update 22 luglio 2016

SACE Country Risk Update: 22 - 28 luglio 2016

Snapshots: Energie Rinnovabili - Cile, Ferrovie - Iran, Irlanda, Marocco, Petrolio - Vietnam, Turchia, Venezuela

ENERGIE RINNOVABILI – CILE

La capacità installata di rinnovabili nel sistema energetico cileno del Norte Grande verrà triplicata dagli attuali 427 MegaWatt (MW) ad almeno 1,299 MW entro giugno 2018. L’operatore della rete elettrica Centro de Despacho Económico de Carga ha annunciato che diversi progetti eolici, solari e geotermici, per un totale di 872 MW, sono in fase di costruzione, con consegna prevista entro 2 anni. I progetti includono la centrale eolica da 112 MW di Enel Green Power, il parco fotovoltaico da 146 MW di EDF, e l’ibrido solare da 210 MW di Abengoa. Il Cile resta il mercato più attrattivo in America Latina per le energie rinnovabili non idroelettriche, soprattutto grazie ad una legislazione accomodante, prezzi alti dell’energia e condizioni naturali favorevoli.

 

FERROVIE – IRAN

Ferrovie dello Stato ha siglato con l’Iran un accordo-quadro, per un valore di EUR 1 mld, per la costruzione del primo tratto della linea ferroviaria ad alta velocità, prevista per febbraio 2017. Il tratto, di circa 100 km, collegherà Qom e Arak. Gli investimenti nelle ferrovie, per cui si prevede una crescita media annua del 5,8% fino al 2020, saranno uno dei driver principali dei risultati positivi del settore delle costruzioni in Iran. Il settore ferroviario iraniano, infatti, è oggi il più rilevante sia per numero che per valore cumulato dei progetti. Con l’alleviamento delle sanzioni, le multinazionali occidentali hanno accelerato gli investimenti, riducendo la tradizionale dominanza governativa che negli anni ha creato una sostanziale insufficienza infrastrutturale nel Paese.

 

IRLANDA

L’ufficio di statistica ha rivisto al rialzo le stime di crescita del PIL del 2015 dal 7,8% al 26,3%. Questo tasso, di molto superiore a quelli registrati all’inizio del secolo quando l’economia era in forte espansione, è dovuto principalmente all’aumento degli investimenti diretti esteri (IDE) nel Paese attratti dal basso tasso sui profitti vigente (pari al 12,5%). Un effetto degli IDE è stato quello di far crescere gli scambi con l’estero significativamente (+44,3% l’export e +27,4% l’import). I dati di gennaio-marzo 2016 mostrano i primi “effetti” di questa crescita straordinaria: si registra infatti una contrazione del 2,1%, dovuta all’effetto base.

 

MAROCCO

Il Marocco, dopo aver lasciato l’Unione Africana (UA) 32 anni fa, ha formalmente annunciato la propria intenzione di rientrare a far parte dell’organizzazione. Il Paese, infatti, aveva abbandonato l’UA nel 1984, dopo che quest’ultima aveva riconosciuto l’indipendenza del Sahara Occidentale, che ancora oggi è descritto dai marocchini come la “provincia meridionale”. L’assenza dall’organizzazione, tuttavia, non ha aiutato le autorità marocchine nella disputa diplomatica del Sahara Occidentale, per il quale l’UA prevedrà un referendum di auto-determinazione dopo che il Marocco, unico Paese africano non membro, rientrerà a far parte dell’Unione.

 

PETROLIO - VIETNAM

I bassi prezzi del petrolio e il taglio degli investimenti da parte dei principali produttori continueranno a impattare la produzione di greggio vietnamita, stimata in calo ad un tasso medio annuo del 2,6% per i prossimi 5 anni (2016-2020), portando il Paese a un deficit di greggio entro il 2018. I sostenuti investimenti a monte da parte della compagnia petrolifera nazionale PetroVietnam forniranno un supporto limitato alla produzione, non sufficiente a frenare il declino. Anche il lieve recupero del livello dei prezzi non sarà in grado di stimolare la crescita dell’output, in quanto la maggior parte degli operatori del Paese necessitano di un prezzo di almeno USD 55/barile per raggiungere il pareggio, una soglia che, secondo le stime BMI, non verrà raggiunta fino al 2017.

 

TURCHIA

A seguito del tentato colpo di stato di venerdì 15 luglio, il presidente Erdogan ha provveduto a indire lo stato di emergenza per tre mesi. La Turchia ha formalmente richiesto l’estradizione di Fetullah Gulen dagli Stati Uniti, indicato dal presidente Erdogan come il mandante del fallito golpe. Gli USA si sono detti disponibili a indagini congiunte, ma hanno subordinato l’estradizione alla presentazione di prove sul coinvolgimento di Gulen al golpe. La lira turca si è deprezzata del 5% sul dollaro e l’euro rispetto ai valori di venerdì. I rendimenti sui titoli obbligazionari di riferimento sono aumentati di oltre il 10%. Standard&Poor’s ha abbassato il rating sovrano a BB da BB+, modificando anche l’outlook da stabile a negativo. Moody’s e Fitch mantengono per il momento il giudizio invariato, rinviando la possibile revisione alle date già calendarizzate, rispettivamente il 5 e 19 agosto.

 

VENEZUELA

Decine di migliaia di venezuelani, incapaci di reperire cibo, medicine e altri beni primari, si sono riversati in Colombia dopo che il Governo venezuelano ha aperto il confine per la seconda volta in una settimana, appena un anno dopo che il Presidente Nicolas Maduro ne aveva ordinato la chiusura. Le autorità colombiane hanno confermato che circa 35.000 cittadini affamati hanno avuto accesso oltreconfine, attraverso un corridoio umanitario aperto la scorsa domenica a mezzogiorno e richiuso in serata. La situazione economica venezuelana resta molto fragile: l’inflazione è la più alta al mondo (+720% nel 2016), le multinazionali stanno abbandonando il Paese e la popolazione è sempre più afflitta dall’irreperibilità dei beni di prima necessità.

 

 

Pillole

Libano: Fitch ha tagliato il rating sovrano del Paese da B ad B-, con outlook stabile.

Germania: Dopo l’attentato in Baviera, il primo in Germania dal 2011, il Paese è ad alto rischio di nuovi attacchi terroristici, mentre le frange di estrema destra incentivano i movimenti anti-rifugiati e anti-islamici.

Ghana: La Banca Centrale ha annunciato di voler mantenere una politica monetaria restrittiva, con tassi al 26%, in un contesto di alta inflazione e deboli prospettive di crescita.

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