Country Risk Update 17 febbraio 2017

SACE Country Risk Update: 17 febbraio 2017

Snapshots: Agricoltura - Stati Uniti, Brasile, Cina - India, Nigeria, OPEC, Rame - Cile, Rinnovabili - Portogallo, Turkmenistan

AGRICOLTURA – STATI UNITI

Secondo la USDA, il forte crollo del valore delle colture nel 2017 porterà il reddito agricolo netto nazionale al livello più basso dal 2002. Il valore della produzione agricola è stimato a -4,9% (una riduzione di USD 9,2 miliardi), mentre quello della produzione animale a -0,5% (una riduzione di USD 1 miliardo). Il reddito agricolo netto, una misura della profittabilità del settore usata come parte del calcolo del Pil, è stimato in calo a USD 62,3 miliardi (-8,7% yoy e -50% rispetto al picco del 2013). Per contro aumenterà il reddito di cassa netto nel 2017 (+1,8% yoy), che contabilizza le entrate nel momento della realizzazione, grazie a ulteriori USD 8,2 miliardi di incassi dalla vendita delle scorte del raccolto (che perterrebbero invece al 2016 nel calcolo del reddito agricolo netto).

 

BRASILE

Secondo l’Istituto di Statistica brasiliano, la bassa domanda domestica dopo due anni di recessione ha causato un calo dell’inflazione a gennaio allo 0,38% rispetto a dicembre, il tasso mensile di inizio anno più basso dal 1994, nonostante prezzi del carburante più alti (+3,1% per l’etanolo, +0,84% per la benzina e +2,84% per il trasporto pubblico). Il tasso annualizzato si attesta così al 5,35%, giù del 10,71% negli ultimi dodici mesi, ma all’interno dell’intervallo target del 3%-6%. Secondo la Banca Centrale, l’inflazione potrebbe ridursi ancora nel corso dell’anno e arrivare al 4,64% a fine 2017, e questo potrebbe richiedere ulteriori tagli del tasso Selic.

 

CINA – INDIA

Il settore IT indiano potrebbe essere a rischio se la proposta di legge “2017 Protect and Grow American Jobs Act”, che riguarda la revisione del sistema dei visti, entrasse in vigore. Il provvedimento renderebbe più difficile e costoso per le aziende indiane, soprattutto nel terziario, mandare avanti i contratti con le imprese statunitensi, con un notevole impatto sull’economia di Nuova Delhi: il settore dei servizi pesa infatti per il 9,5% del Pil e rappresenta il 31% dell’export, quasi i due terzi verso gli Stati Uniti. Maggiore incertezza anche per la Cina, più solida negli scambi secondo gli ultimi dati (export +7.9% yoy a gennaio, import +16,7%), ma soggetta alle frizioni del commercio internazionale sotto la nuova presidenza USA. Il Paese ha reso noto che le esportazioni (in dollari) verso gli Stati Uniti sono aumentate del 9% yoy a gennaio, dato che potrebbe aggravare le preoccupazioni da parte dell'amministrazione Trump sul commercio bilaterale.

 

NIGERIA

La Nigeria è tornata sul mercato degli Eurobond con un'offerta di USD 1 miliardi, che pagherà un tasso di interesse del 7,875% in 15 anni. Il Governo federale è alla ricerca di fondi per supportare le spese, considerato che le ipotesi alla base del budget (produzione e prezzo del petrolio, entrate fiscali, rimesse) non si sono realizzate. Il Paese sta lottando per riemergere dalla recessione aggravata dal calo delle entrate dal settore petrolifero e dalla paralizzante carenza di valuta estera. Il cambio sul mercato nero è crollato a 500 naira per dollaro la scorsa settimana, circa il 40% del tasso ufficiale (315 NGN/USD). Mentre pare improbabile che il sistema dei cambi venga rivisto nei prossimi mesi, vi sono segnali positivi di una possibile ripresa della produzione di greggio nel 2017.

 

OPEC

I Paesi OPEC hanno adempiuto quasi in pieno all’accordo di tagliare l’output di petrolio per far fronte all’eccesso di produzione che ha depresso i prezzi del greggio, oggi attorno ai USD 50-55 al barile. Il tasso di conformità nel primo mese dall’avvio dell’accordo semestrale – che non verrà probabilmente rinnovato – sarebbe del 90%, con alcuni produttori, tra cui l’Arabia Saudita, che hanno tagliato la produzione più di quanto richiesto. L’impatto del calo dell’output arabo (-6%), tuttavia, è stato più che compensato dall’incremento del prezzo (+20%): se il greggio restasse a questi livelli per tutto il 2017, l’export saudita sarebbe maggiore del 2016 per USD 23 miliardi (3,5% del Pil). Le stime per la domanda globale di petrolio per il 2016-17 sono state riviste in aumento di 1,6 milioni di barili al giorno (bpd) a 96,6 milioni bpd nel 2016 e ancora di 1,4 milioni bpd a 98 milioni bpd nel 2017.

 

RAME – CILE

La miniera di rame più grande al mondo, la Escondida, posseduta dall’australiana BHP Billiton, è ferma da quasi una settimana per lo sciopero dei 1.200 addetti che hanno respinto la nuova base contrattuale. La produzione della miniera (circa 24 mila tonnellate di rame a settimana) rappresenta il 18% del totale cileno e il 5% circa dell’offerta globale. L’agitazione dovrebbe contribuire a una ripresa dei prezzi internazionali del minerale, mitigando gli effetti sulla bilancia commerciale cilena, ma anche frenare la crescita del PIL del Paese, attualmente prevista al 2% per il 2017, oltre a pesare sulle trattative future: nelle prossime settimane il Governo incontrerà Codelco, la compagnia nazionale, per rinnovare i contratti del settore.

 

RINNOVABILI – PORTOGALLO

Il Portogallo sarà probabilmente tra i primi a raggiungere gli obiettivi EU2020 sulle energie rinnovabili. Il Paese è emerso negli ultimi anni come leader europeo, soprattutto nell’energia eolica, con una quota del 48,7% sulla produzione totale di energia nel 2015 (25,511 GWh, più del doppio rispetto al 2004). Il programma del presente Governo guidato da Antonio Costa rimarrà sulla stessa linea del predecessore José Socrates, che aveva largamente prioritizzato gli investimenti nei renewables nel 2005-11. Tuttavia, i generosi sussidi concessi prima del piano di salvataggio e la dipendenza del Governo dal sostegno parlamentare dai partiti di sinistra limiteranno la capacità di replicare il contesto favorevole agli investimenti che aveva spinto la crescita del settore sotto Socrates.

 

TURKMENISTAN

Il Presidente Gurbanguly Berdymukhamedov, al potere dal 2006, è stato rieletto Capo di Stato per la terza volta consecutiva alle ultime elezioni con quasi il 98% delle preferenze. Gli otto candidati delle opposizioni si sono spartiti il restante 2%. Lo scorso anno la Costituzione turkmena era stata modificata, estendendo il mandato presidenziale da 5 a 7 anni ed eliminando il limite di età di 70 anni. La riforma potrebbe consentire a Berdymukhamedov di rimanere in carica a vita. Il direttore di Human Rights Watch per l'Europa e l'Asia centrale, Hugh Williamson, ha denunciato la totale mancanza di trasparenza nelle elezioni, l’assenza di una vera opposizione e il limite alla libertà di stampa e di espressione della società civile.

 

 

Pillole:

Costa Rica: Moody’s ha abbassato il rating sovrano del Paese da Ba1 a Ba2, con outlook negativo.

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