Focus ON - Opportunità strategiche e rischi selettivi: le nuove rotte della crescita
riorganizzare le filiere.

Fonte: Elaborazioni Mappa dell'Export SACE 2026 su dati Oxford Economics
Il 2026 segna il passaggio dalla sorpresa positiva alla normalizzazione
Gli indicatori di incertezza geopolitica restano elevati ma questo non si è tradotto finora in incrementi altrettanto marcati dell’incertezza aziendale. Le imprese sembrano quindi aver sviluppato una maggiore capacità di adattamento agli shock, i cui impatti economici di breve termine sembrano essere sovrastimati. Non è comunque da sottovalutare il pericolo, in una prospettiva di medio-lungo termine, di “rottura delle regole del gioco” che – pur non rappresentando lo scenario a maggiore probabilità di accadimento – produrrebbe effetti significativi.

Fonte: Elaborazioni Mappa dell'Export SACE 2026 su dati Workspace Datastream
La domanda mondiale continuerà a crescere
Nonostante le tensioni geopolitiche e commerciali – la fine dell’effetto scorte, l’entrata in vigore dei nuovi dazi americani fino a un massimo del 10% per i prossimi 150 giorni (dopo la bocciatura di quelli cosiddetti reciproci precedenti da parte della Corte Suprema americana), l’aumento delle barriere non tariffarie e la possibile attenuazione degli investimenti in intelligenza artificiale che hanno trainato la crescita nel 2025 – il commercio internazionale è previsto continuare a crescere, anche se su ritmi più contenuti (+2,3% in media nel triennio 2026-28).
La “calma apparente” dei rischi richiede attenzione
Il quadro complessivo dei rischi SACE evidenzia una sostanziale stabilità sia del rischio di credito sia del rischio politico nel 2026, pur con un’elevata eterogeneità tra aree geografiche e Paesi.
Opportunità emergenti, rischi nascosti: equilibrio da monitorare nei mercati globali
I punteggi di rischio del credito restano invariati in 93 Paesi (che pesano per circa un quarto dell’export italiano): tali geografie, nonostante un quadro economico e commerciale complesso, sono riuscite a mantenere un relativo equilibrio nei conti pubblici (come gli Emirati Arabi Uniti), indirizzando risorse verso il supporto dell’economia locale (Brasile e Kazakistan) e confermandosi mete di opportunità per gli operatori esteri anche grazie ad accordi commerciali mirati (Mercosur e India); permangono comunque vulnerabilità legate a debito elevato e possibili derive populiste o fiscali in diversi Paesi.

Stabilità politica globale e tutela degli investimenti esteri: un mondo “diverso”
Anche le metriche del rischio politico mantengono gli stessi livelli del 2025 per 94 Paesi (che compongono l’80% dell’export italiano). A fronte di incognite politiche in aumento per l’escalation di tensioni militari o etnico-religiose e proteste civili, diverse geografie hanno mantenuto una generale stabilità del proprio assetto istituzionale (come il Vietnam) e riformato il proprio contesto operativo verso una maggiore tutela degli investimenti esteri (Arabia Saudita e Uzbekistan). L’attenzione si concentra sull’erosione della qualità delle istituzioni in alcune economie, con possibili pressioni sull’indipendenza delle banche centrali, politiche fiscali più discrezionali e ritardi nelle riforme strutturali, elementi che potrebbero aumentare volatilità finanziaria e nella fiducia degli agenti economici. Non è da trascurare, infine, anche il rischio legato al cambiamento climatico i cui effetti possono avere ricadute dirette e indirette sul business delle nostre imprese all’estero, in particolare in diverse geografie dell’America Latina, così come dell’Asia e dell’Africa Subsahariana dove si registrano gli eventi più eventi.

Diversificare per (continuare a) crescere
La continua e rapida evoluzione delle condizioni operative pone sempre più al centro delle priorità delle imprese la rilevanza della differenziazione dei mercati di destinazione, dell'apertura di nuove rotte commerciali e dell'esplorazione di aree geografiche ad alto potenziale. Ridurre la concentrazione su pochi mercati (oggi il 45% delle imprese italiane esporta in un solo Paese) e ricercare nuovi sbocchi commerciali rafforza la resilienza e la competitività nel medio periodo. 
Viaggio al centro…dell’export: uno sguardo a Occidente
In un immaginario giro del mondo, l’America Latina registra un rinnovato interesse internazionale grazie alle risorse minerarie strategiche legate alla transizione energetica e digitale e agli sviluppi nei rapporti commerciali globali, tra cui il rafforzamento dei legami con l’Unione Europea, in particolare tramite l’accordo con il Mercosur. Brasile e Messico rappresentano mercati chiave per dimensione e integrazione commerciale, mentre altri Paesi mostrano prospettive più eterogenee e richiedono monitoraggio dei fondamentali macroeconomici (come ad esempio la Bolivia).
Dalla finestra di casa…
Nell’Europa Centro-Orientale e nei Balcani occidentali permane un contesto di crescita moderata ma relativamente stabile; mercati come Croazia, Serbia e Albania continuano a offrire opportunità per l’export italiano grazie all’integrazione progressiva con le filiere europee, ai crescenti investimenti pubblici finanziati dai fondi UE e a un profilo di rischio generalmente gestibile.
Nel solco del Piano Mattei
Le imprese italiane potranno cogliere opportunità anche in diverse geografie dell’Africa Subsahariana dove, se da un lato persistono fragilità macroeconomiche e politiche in alcuni mercati, dall’altro emergono buone potenzialità di domanda in economie in crescita e impegnate in programmi di sviluppo infrastrutturale ed energetico. Il Nord Africa e l’area mediterranea continuano a offrire spazi di collaborazione industriale e commerciale; Marocco ed Egitto restano i principali mercati di interesse, pur con elementi di rischio legati alla stabilità macrofinanziaria e sociale.
Medio Oriente: dove l’innovazione incontra le opportunità
I Paesi del Golfo si confermano a elevato dinamismo, sostenuti da programmi di diversificazione economica grazie a investimenti pubblici e a programmi di sviluppo ambiziosi. Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, che insieme domandano €14 miliardi di export italiano di beni, emergono come mercati chiave per le imprese italiane, caratterizzati da apertura normativa e forte attrattività per partnership industriali e tecnologie avanzate.
L’Oriente in corsa: nuovi protagonisti e opportunità tecnologiche
In Asia, la crescita resta trainata dalle economie emergenti e dalla domanda tecnologica. India e Vietnam continuano a distinguersi per vivacità economica e miglioramento del posizionamento nelle catene globali del valore, mentre la Cina evidenzia prospettive più moderate, pur rimanendo importante per dimensione di mercato e opportunità settoriali. Nel Sud-est asiatico, Paesi come Indonesia e Thailandia, pur presentando alcune debolezze - rispettivamente nell’assetto istituzionale e nella stabilità politica – possono beneficiare delle strategie di diversificazione produttiva delle imprese estere, con riflessi positivi sulla domanda di beni strumentali italiani.
I mercati strategici per l’export italiano: dove investire con successo
Le imprese italiane possono scegliere con maggiore consapevolezza i mercati dove espandere le proprie vendite e la propria presenza riuscendo a mitigare i rischi presenti, con intensità diversa, in ogni singolo Paese. Vi sono, in particolare, 16 mercati strategici che, grazie a molteplici fattori, presentano maggiori opportunità per le imprese italiane e dove il nostro export di beni nell’ultimo quinquennio è cresciuto in media annua del 6% (a fronte di una crescita del 5% dell’intero export di beni italiano), raggiungendo a fine 2025 il valore di €83 miliardi, con un’incidenza del 12,9% sul totale export.
Una bussola per le imprese
In un contesto globale più competitivo e frammentato, la Mappa dell’Export 2026 si propone sempre più come uno strumento utile per supportare le imprese a orientarsi tra rischi e opportunità, favorendo strategie di internazionalizzazione più mirate attraverso analisi dei mercati, relazioni e strumenti assicurativo-finanziari dedicati.