Focus ON - Nord Est direzione export
Il Nord Est ha una spiccata propensione all’internazionalizzazione: il peso delle sue vendite di beni oltreconfine rappresenta quasi il 40% del Pil dell’area, di gran lunga superiore al dato nazionale che non arriva al 30%. Non solo, Emilia-Romagna, Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige realizzano un terzo dell’export di beni italiano (Fig.1). Nei primi 9 mesi dell’anno (ultimo dato disponibile) hanno esportato beni per un valore di €148 miliardi, riportando una crescita dell’1,9% rispetto allo stesso periodo del 2024. Lo scorso anno l’export del Nord Est ha sfiorato i €200 miliardi e, a oggi, ci sono i presupposti perché possa raggiungerli anche a fine 2025.

Filo rosso della crescita economica di tutte le regioni del Nord Est è la capacità delle imprese del territorio di diversificare, specializzarsi, esportare e adattarsi ai cicli internazionali.
La storica emancipazione emiliana da un’agricoltura frammentata puntando non sulle grandi fabbriche ma su un tessuto di piccole imprese e artigiani che cooperavano tra loro condividendo conoscenze e investimenti, ha dato il via a quel modo di fare impresa che caratterizza i distretti.
In Veneto già da fine Ottocento vi erano numerose piccole imprese per lo più dedicate alla produzione di strumenti necessari nelle attività agricole; nel dopoguerra molti migranti tornarono con capitali e competenze acquisite all’estero necessari per poter investire sul territorio partendo letteralmente nei garage o nelle stalle, riconvertite in laboratori. La grande attenzione ai costi e l’orientamento precoce ai mercati esteri si sono realizzati non in una grande città industriale, ma in una costellazione di centri produttivi – Vicenza, Treviso, Padova, Verona – ciascuno con specializzazioni diverse e storie di eccellenza riconosciute in tutto il mondo.
Dopo il terremoto del 1976, la ricostruzione friulana divenne un esempio di efficienza grazie al principio di ricostruire case e imprese insieme per evitare lo spopolamento. In quegli anni, i distretti friulani si rafforzarono come realtà artigiane internazionali, consolidando l’idea dell’impresa come risorsa economica e sociale della comunità.
In un territorio montano, con vincoli geografici evidenti, si è sviluppato uno dei sistemi cooperativi più efficienti d’Europa, quello del Trentino-Alto Adige, nato come strumento di sopravvivenza agricola, diventato poi una leva competitiva globale. La fiducia nelle istituzioni economiche locali e la capacità di lavorare in rete sono la base dei distretti tecnologici di oggi: a partire dagli anni Novanta attorno all’Università di Trento e ai primi centri di ricerca, il territorio ha cominciato a investire non solo in istruzione, ma in trasferimento tecnologico, dando vita alla nascita di ecosistemi con competenze che spaziano dall’ingegneria dei materiali all’energia, dall’ICT alla sostenibilità.

L’Emilia-Romagna, che conta oltre 383mila imprese attive di cui 22mila PMI, è la seconda regione italiana per export con una quota del 13,4% sulle vendite nazionali complessive, pari, nei primi 9 mesi dell’anno, a €63 miliardi (+0,5% rispetto allo stesso periodo del 2024), mentre il Veneto è la terza, con una quota del 12,9%, €59 miliardi (-0,6%) e 413mila imprese di cui 26mila PMI. Seguono il Friuli-Venezia Giulia (quota del 3,1%; €16 miliardi e +22,5%) e il Trentino-Alto Adige (quota del 2%; €10 miliardi e -1,5%).
La composizione settoriale delle vendite estere dell’area è molto diversificata e la performance realizzata nei primi 9 mesi del 2025 è eterogenea (Fig. 2): il rialzo di mezzi di trasporto (+14,1%) e alimentari e bevande (+6,1%) – sulla spinta, i primi di navi e imbarcazione, i secondi di prodotti delle industrie lattiero-caseari, altri prodotti alimentari e prodotti a base di carne - e in misura minore di meccanica strumentale (+0,6%, ma con un peso del 22,6% sul totale export dell’area) hanno compensato la flessione della maggior parte dei principali settori quali: tessile e abbigliamento (-4,4%), apparecchi elettrici (3,1%), prodotti in metallo (-2%).

Quel che fa grande una regione (e un’area) sono le tante eccellenze territoriali riconosciute in tutto il mondo (Fig. 3). Ciascuna regione ha le sue peculiarità che si riflettono negli svariati prodotti di alta qualità. Le specializzazioni sono il risultato di storie di successo che vanno oltre la singola impresa, nate da condivisioni di risorse, competenze e innovazioni, che spesso si sono evolute in distretti industriali per poi trovare la massima realizzazione nelle filiere produttive che coinvolgono l’intera catena del valore, dalla fornitura delle materie prime alla distribuzione del prodotto finale, integrando diverse fasi produttive e logistiche.

I principali mercati di destinazione delle vendite del Nord Est sono il riflesso del dato nazionale complessivo con Germania, Stati Uniti, Francia, Regno Unito e Spagna, che insieme accolgono quasi il 45% del totale (Fig. 4); per Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia l’Austria, mercato di prossimità, risulta essere una delle principali mete dei prodotti regionali. La Germania è il primo mercato di sbocco, con un valore di €16 miliardi, in crescita del 7,4% dopo la dinamica negativa dello scorso anno, grazie in particolare al contributo molto positivo dei mezzi di trasporto (+60%), del ritorno alla crescita del tessile e abbigliamento (+5,7%) e del proseguo della buona performance di alimentari e bevande (+10,2%), che compensano la prestazione ancora negativa di meccanica strumentale (1,5%, primo settore di export verso Berlino) e di prodotti in metallo (-4%). Torna in crescita anche la domanda dagli Stati Uniti (+1,8%) grazie principalmente a movimentazioni occasionali della cantieristica navale e, con riferimento alla farmaceutica, al cosiddetto effetto “front-loading” per anticipare gli aumenti dei dazi annunciati durante il “Liberation Day” di aprile e dalla Francia (+0,9%) e prosegue in tal senso anche quella dalla Spagna (+5,1%), sul traino in particolare della meccanica strumentale (+13,8%). Prodotti in metallo, meccanica strumentale e alimentari e bevande sono il traino delle vendite in mercati geograficamente più vicini come Croazia e Slovenia (+5,8% e 4,1%, rispettivamente); si consolida positivamente la dinamica verso Polonia (+6,3%) e Giappone (+3,1%).

Sempre più le imprese hanno capito l’importanza di diversificare i propri mercati di destinazione, aprire nuove rotte, esplorare geografie ad alto potenziale. Le imprese che riescono a ridurre la dipendenza da pochi sbocchi tradizionali, ad aprirsi ai Paesi più dinamici e a costruire una presenza internazionale più equilibrata sono anche quelle più solide nel tempo. E i risultati già si vedono: i primi 9 mesi del 2025 confermano l’ottima dinamica delle vendite negli Emirati Arabi Uniti (+17,1% dopo un 2024 con lo stesso tasso di crescita, con quasi €2 miliardi), del Messico (+5% sulla scia dello scorso anno, raggiungendo i €1,7 miliardi) e del Marocco (+15,2% e oltre il mezzo milione di euro di beni venduti); molto positiva anche la performance in India (+7,7% e €1,4 miliardi), nella più lontana Indonesia dove il boom (+150,1%) è legato a valori ancora relativamente contenuti (€850 milioni) e, più vicino, in Algeria (+7,8% e €600 milioni) ed Egitto (+15,4% e €520 milioni).
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