Varie 18 aprile 2019

Che export tira? - Febbraio 2019

A febbraio l’export italiano di beni è aumentato del 3,4% rispetto allo stesso mese del 2018: questo risultato porta la media del primo bimestre al 3,2%. Si tratta di un segnale positivo per il Made in Italy, in considerazione della congiuntura europea e internazionale, in rallenta-mento rispetto all’anno precedente, ma, in ogni caso, la natura parziale del dato impone cautela. I prossimi mesi saranno il vero banco di prova. ​

A febbraio l’export italiano di beni è aumentato del 3,4% rispetto allo stesso mese del 2018: questo risultato porta la media del primo bimestre al 3,2%. Si tratta di un segnale positivo per il Made in Italy, in considerazione della congiuntura europea e internazionale, in rallenta-mento rispetto all'anno precedente, ma, in ogni caso, la natura parziale del dato impone cautela. I prossimi mesi saranno il vero banco di prova.

L’area Ue avanza a ritmi moderati con Francia e Germania tra le migliori destinazioni. Al contrario, diminuisce l’ex-port in Polonia e Rep. Ceca, due dei mercati «best performer» nel 2018. Calano le vendite in Spagna, ma con significative eccezioni tra i settori.

Avanzano le vendite nell’area extra-Ue, specie in Svizzera (+14,7%), India (+12,2%) e Giappone (+10,5%). Meglio delle attese la Cina (+2,8%); in calo Africa Subsahariana e Mercosur.

Le vendite all’estero nel periodo dicembre - febbraio sono sostanzialmente stabili rispetto al trimestre precedente (-0,2%). A febbraio, rispetto a gennaio, la flessione è stata dell’1,1%.

L’export verso gli Stati Uniti (+19,3%) beneficia del forte contributo della cantieristica navale e della farmaceutica, ma l’andamento positivo è generalizzato tra i settori. Il significativo aumento delle vendite verso Londra testimonia un «effetto scorte», in attesa degli sviluppi sul fronte Brexit. L’export verso la Turchia è in forte calo a causa della recessione in atto nel Paese e del consistente deprezzamento della lira (quest’ultima tuttavia è in recupero rispetto al minimo dell’agosto scorso).

Le vendite all’estero del raggruppamento dei  beni di consumo registrano l’incremento più significativo (+7,6%), grazie principalmente al contributo dei non durevoli (+8,6%); i durevoli sono avanzati invece del 2,5%. L’export dei beni intermedi si è assestato al 2,8%. Segue il raggruppamento dei beni strumentali (+2,7%), in miglioramento rispetto al mese di gennaio quando l’incremento era dell’1,4%.

Tra i migliori settori vi sono due eccellenze del Made in Italy tradizionale: food e moda. L’export del primo cresce del 7,8%, con ottime performance in Germania, Romania e Paesi Asean; il secondo registra forti incrementi delle vendite in Cina, Francia e Svizzera. Il calo dell’export di autoveicoli riflette il  momento di difficoltà attraversato dal comparto. Tra gli altri settori, spicca l’andamento positivo della farmaceutica e dei mezzi di trasporto (autoveicoli esclusi). Bene anche il principale settore italiano di esportazione, la meccanica strumentale (+4,1%), con aumenti di circa il 20% in Giappone, India e Stati Uniti.

Desideri ulteriori informazioni?
Compila il modulo e ti risponderemo al più presto.
Focus On 24 gennaio 2023
L’impatto del Terziario nell’export di beni e servizi è sempre più centrale nelle dinamiche economiche internazionali. Importanti margini di crescita possono derivare da una maggiore spinta in termini di competitività e digitalizzazione, per compensare le criticità in termini di produttività, competenza e formazione e grado di apertura di molti mercati.
Varie 18 gennaio 2023
Tra gennaio e novembre le vendite all’estero di beni si sono confermate in ampio rialzo (+20,5% rispetto allo stesso periodo del 2021). L’andamento è guidato dai valori medi unitari (vmu; +20,1%), sulle spinte inflative; rimangono stabili i volumi (+0,3%).
Sasso nello stagno 28 dicembre 2022
Il trasporto aereo è tra i settori maggiormente ciclici e nel 2020 ha subito fortemente l’impatto delle restrizioni agli spostamenti necessarie per contrastare la diffusione di Covid-19. Il 2021 si è rivelato un anno di ripresa, soprattutto per il traffico merci, mentre quello passeggeri ha solo iniziato la fase di recupero, che è proseguita con maggiore vigore nel 2022 grazie al progressivo allentamento delle restrizioni, ma il pieno recupero si avrà solo nel 2024. Rischi in aumento per il settore nel 2023, in particolare legati all’aumento del costo dei carburanti con implicazioni anche sulle politiche di sostenibilità ambientale. Non sono comunque da escludere sorprese positive per il 2023: se la possibile conclusione del conflitto in Ucraina non appare imminente, gli effetti dello stop alla Zero-Covid policy in Cina non tarderanno a manifestarsi.