Sasso nello stagno 29 ottobre 2020

Africa occidentale: paesi all’esame di democrazia

Per i paesi subsahariani e per quelli dell’Africa occidentale in particolare, il 2020 si era aperto sotto l’auspicio di rimettere in cima all’agenda politica ed economica la cooperazione intra-regionale, fondamentale, ancorché preliminare, per la realizzazione di quegli Stati Uniti d’Africa. L’introduzione della moneta unica (c.d. “Eco”) e soprattutto l'entrata in vigore dell’African Continental Free Trade Agreement, la più grande area di libero scambio al mondo, sono state rimandate anche a causa della pandemia da Covid-19. Non da ultimo l'’Africa occidentale si appresta a una nuova tornata elettorale.

Per i paesi subsahariani e per quelli dell’Africa occidentale in particolare, il 2020 si era aperto sotto l’auspicio di rimettere in cima all’agenda politica ed economica la cooperazione intra-regionale, fondamentale, ancorché preliminare, per la realizzazione di quegli Stati Uniti d’Africa che furono il punto ideale d’arrivo della visione delle grandi personalità politiche protagoniste, nel 1960, dell’“Anno dell’Africa”.

L'introduzione della moneta unica (c.d. “Eco”) nei 15 paesi aderenti alla Comunità Economica degli Stati dell’Africa occidentale avrebbe dovuto sostituire il controverso Franco CFA e favorire un’espansione significativa rispetto agli otto paesi dell’Unione economica e monetaria ovest-africana. L’Eco prevedeva un modello ancora molto simile a quello del Franco CFA: ancoraggio all’Euro, centralizzazione delle riserve e garanzia esplicita di convertibilità da parte del tesoro francese. La sua introduzione al momento sembra rinviata, secondo le parole di fine settembre del presidente ivoriano Ouattara, di cinque anni. Sorte simile per l’African Continental Free Trade Agreement. L’entrata in vigore della più grande area di libero scambio al mondo, che collegherà 1,3 miliardi di persone in 54 economie con un PIL complessivo di $3.400 miliardi, inizialmente prevista per il 1° luglio 2020, slitterà al 2021, a meno di nuovi (e probabili) rinvii.

Una situazione di stallo in larga parte dovuta alla pandemia da Covid-19. Per paesi con ampie fasce della popolazione al di sotto della soglia di povertà, impiegate in gran parte nell’economia informale e senza la possibilità di godere dei pochi ammortizzatori sociali messi a disposizione dalle limitate risorse pubbliche, la pandemia rappresenta in primis mancanza di reddito. In un contesto ancora fragile come quello africano, dove l’espressione di dissenso spesso si traduce in disordini, le misure di contenimento del contagio sono state generalmente localizzate ed allentate con ampio anticipo rispetto al picco di diffusione (Fig. 1).

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L’Africa occidentale si appresta, inoltre, a una nuova tornata elettorale; diversi paesi, forzando il dettato costituzionale, vedono il presidente uscente candidato e, in alcuni casi già riconfermato, per la terza volta. In Guinea, le recenti elezioni in un clima di forti tensioni e scontri, hanno riconfermato Alpha Condé. La denuncia di brogli e la rivendicazione della vittoria da parte del leader dell’opposizione, ha alimentato un dissenso, stando ai media locali, sedato nel sangue dalle forze armate. A fine ottobre sarà il turno della Costa d’Avorio con il presidente uscente Alassane Ouattara e l’ex presidente Bedié che, forte dell’appoggio di quegli ivoriani che non hanno beneficiato dell’impetuosa ma poco inclusiva recente crescita economica, si è appellato alla disobbedienza civile e invocato le proteste di piazza; il percorso di avvicinamento alle elezioni, che ricorda la guerra civile del 2011, è già costato la vita ad almeno venti manifestanti da agosto. Il Ghana, che voterà a dicembre, gode di una storia recente di transizioni democratiche, con alternanze tanto frequenti da indurre gli esecutivi uscenti a ricorrere molto spesso alla politica fiscale quale leva elettorale. Con l’inevitabile rallentamento dell’economia, in parte mitigato dalla diversificazione delle esportazioni, e una stabilità finanziaria indebolita, il nuovo esecutivo, che sia l’uscente Nana Akufo-Addo o l’ex presidente Mahama, dovrà consolidare i conti pubblici garantendo la continuità di quello sviluppo infrastrutturale che è stato oggetto di ingenti investimenti negli ultimi anni. Infine la recente ondata di proteste in Nigeria, nata come denuncia nei confronti della Special Anti-Robbery Squad (unità speciale della polizia, accusata di abuso di potere e violazione dei diritti umani) e sempre più configuratasi come critica più ampia alle istituzioni e alle reti clientelari radicate nel tessuto economico, è l’ultimo tassello di un quadro straordinariamente complesso per le democrazie dell’Africa occidentale.

A sessant’anni dall’”Anno dell’Africa”, un 2020 di opportunità rinviate e di (nuovi) esami di maturità.

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