Previsioni di export SACE - 23 novembre 2017

SACE presenta a Perugia il Rapporto Export 2017: export italiano +4% nei prossimi quattro anni. Toccherà quota € 490 miliardi nel 2020

E' un futuro in accelerazione, tra ripresa e profondi cambiamenti, quello che attende l’export italiano nei prossimi quattro anni. Questo il quadro delineato da “Export Unchained. Dove la crescita attende il Made in Italy”, l’ultimo Rapporto Export di SACE – che insieme a SIMEST costituisce il Polo dell’export e dell’internazionalizzazione del Gruppo CDP – presentato oggi a Perugia.

 

Al centro dell’incontro, che si è tenuto presso Confindustria Umbria, con alcune aziende protagoniste dell’export regionale – Gruppo Bazzica, Eles Semiconductor Equipment, Officine Meccaniche Aeronautiche, RPA – le previsioni export per mercati e settori e gli strumenti assicurativo-finanziari attraverso cui le aziende locali possono incrementare la propria competitività a livello globale.

 

"Questo è un anno positivo per l’export italiano e prevediamo che il trend si mantenga tale per il prossimo triennio – ha dichiarato Livio Mignano, Head of Domestic Network di SACE –. Lo scenario incoraggiante offre buone opportunità per le imprese umbre, che lo scorso anno hanno esportato beni per quasi 3,7 miliardi di euro. Un territorio in cui, nel 2016, SACE e SIMEST hanno mobilitato 404 milioni di euro di risorse in favore di oltre 130 aziende. L’Umbria è una regione ricca di eccellenze e piena di potenzialità che seguiamo da vicino con il nostro ufficio di Perugia.”

 

"Puntare sull'estero rappresenta un'importante opportunità di crescita per le aziende italiane - ha sottolineato Luca Silla, Responsabile Area Marketing e Business Development di SIMEST –. SACE e SIMEST, unite nel Polo dell'export e dell'internazionalizzazione del Gruppo CDP, offrono un'intera gamma di prodotti assicurativo/finanziari, dedicati sia alle imprese che si apprestano a muovere i primi passi sui mercati internazionali, sia a quelle già presenti all’estero e che hanno l’esigenza di rafforzarsi”.

 

Andamento dell’export umbro: focus settori e mercati di opportunità

 

Con quasi 3,7 miliardi di euro di vendite di beni all’estero nel 2016, l’export umbro rappresenta circa l'1% del totale esportato a livello nazionale. Dopo un 2015 in notevole aumento, il 2016 è stato un anno sostanzialmente stabile per le vendite estere della Regione, cresciute dello 0,3%. L'export umbro ha risentito in maniera significativa degli effetti della crisi economica, riuscendo però in breve tempo a superare i livelli del 2009. Nel 2012, con un valore delle esportazioni che ha toccato quota 3,7 miliardi di euro, ha raggiunto il massimo storico.

 

Buona la performance delle vendite all'interno dell'Ue (+2,8%), che pesano per quasi i 2/3 dell'export regionale. In calo invece le esportazioni verso i Paesi extra-UE (-3,8%). I primi cinque settori dell’export umbro rappresentano il 71% del totale. Al primo posto la metallurgia (18,1%), seguita dalla meccanica strumentale (17,8%). Al terzo posto si piazza il tessile e abbigliamento (17,1%), mentre al quarto alimentari e bevande (11,8%). Chiude al quinto posto il settore dei mezzi di trasporto (6,0%).

 

In tre di questi settori le esportazioni umbre sono aumentate. In particolare, il settore dei trasporti ha evidenziato un’ottima performance: +6,1%. A far registrare prestazioni negative sono il settore metallurgico e, in misura minore, il tessile e abbigliamento. Tra i restanti comparti, ottimo l'andamento delle altre attività manifatturiere (+34,3%), dei beni agricoli (+19,9%), del cartario e prodotti in legno (+7,3%).

 

Le vendite di beni in Germania, Stati Uniti e Francia, che rappresentano quasi il 40% del totale esportato dall'Umbria, sono cresciute nel corso del 2016. In particolare, ottimo l'andamento dell’export verso la Francia (+8,2%), che è stato trainato dalle vendite in settori come prodotti in legno, beni agricoli, mezzi di trasporto e prodotti farmaceutici.

 

Tra le prime venti destinazioni, le esportazioni umbre sono in forte crescita verso il Belgio (+9,4%), la Russia (4,1%), la Repubblica Ceca (+8,8%), l’Austria (+8,5%), la Corea del Sud (+8,3%) e il Canada (+18,9%). Diminuisce invece l'export verso il Regno Unito (-10,5%), quarto mercato per l'Umbria, e verso la Turchia (-26,7%), undicesima destinazione.

Nei primi sei mesi del 2017 le esportazioni umbre sono cresciute del 5% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Il trend positivo è dovuto soprattutto alle vendite nei Paesi dell’Unione europea (+5,9%) ma anche a una ripresa dell’export nell’area extra-Ue (+3,2%).

 

Per quanto riguarda i settori, hanno inciso positivamente i risultati dei mezzi di trasporto, della metallurgia e della chimica. Ancora in difficoltà la farmaceutica, la gomma e plastica e gli apparecchi elettrici, comparti che tuttavia pesano complessivamente meno del 10% del totale. Dopo l’ottima performance dello scorso anno, segna un lieve rallentamento la meccanica strumentale (-2,2%).

 

Nella prima metà del 2017 sono state numerose le geografie dove l’export umbro è cresciuto con tassi a doppia cifra. Si tratta sia di Paesi europei (Slovacchia, Romania, Repubblica Ceca, Croazia e Albania), sia  extra-europei (Corea del Sud, Russia e Brasile). Negativo invece il trend delle vendite verso Stati Uniti, Cina, Paesi Bassi e Polonia.

 

Export italiano | Previsioni 2017-2020

 

Si apre una fase molto più favorevole della precedente per le esportazioni italiane di beni. Grazie anche alla ripresa degli investimenti in alcuni mercati emergenti e alla neutralizzazione del ciclo avverso del petrolio, il nostro export si prepara dunque a un cambio di marcia sostanziale, mettendo a segno, dopo la performance moderata del 2016 (+1,2%), una crescita a un tasso medio del 4% nei prossimi quattro anni, fino a raggiungere nel 2020 il valore di 489 miliardi di euro. Di pari passo, aumenterà l’incidenza sul Pil dell’export di beni e servizi che, già salita dal 25,8% del 2010 al 30,4% del 2016, arriverà al 32,4% entro il 2020.

 

Previsioni 2017 per area geografica. Per l’anno in corso, i tradizionali mercati europei, nordamericani e asiatici, contribuiranno in modo significativo alla crescita dell’export italiano. La performance migliore è attesa per il Nord America (+4,9%), trainato dagli Stati Uniti e seguito dall’Asia (+4,6%), dove Cina, India e Indonesia garantiranno ottime opportunità. Seguono Europa avanzata (+3,4%) ed emergente (+2,9%). In crescita, nonostante le difficoltà dell’ultimo anno, anche America Latina (+1,6%) e Medio Oriente e Nord Africa (+2,1%). Le criticità di diversi Paesi africani, invece, non consentiranno di andare oltre una stabilizzazione delle nostre vendite nell’area subsahariana (-0,4%).

 

Previsioni 2018-2020 per area geografica. Nel 2018-2020, in media, l’export crescerà in ogni area geografica a ritmi superiori al 3,5%, con un miglioramento anche nelle aree che hanno mostrato maggiore debolezza nel 2016, come ad esempio Africa Sub-Sahariana, America Latina, Medio Oriente e Nord Africa. I mercati europei costituiranno una fonte di domanda importante, sia in termini di peso sia di solidità e stabilità. In Asia si profilano ottime opportunità anche in economie “minori”, ma in forte sviluppo, come le Filippine, la Malaysia e il Vietnam.

 

Previsioni per settori. Il Rapporto segnala performance molto positive per la chimica e per i mezzi di trasporto; buone prospettive per i comparti del Made in Italy tradizionale, tra cui spicca l’agroalimentare; alcune cautele per la metallurgia, comunque in ripresa dopo le avversità congiunturali dell’ultimo anno. La chimica (42 miliardi di euro di export nel 2016) registrerà il tasso di crescita più sostenuto nelle vendite estere (+6,3% nel 2017 e +5,8% nel 2018-2020), grazie al rilancio degli investimenti nei settori industriali in cui trova applicazione, dal petrolchimico al farmaceutico. Per la meccanica strumentale (primo settore per l’export italiano, con 85 miliardi di euro nel 2016) si prevede un +2,2% nel 2017 e un’accelerazione nel triennio successivo. I mezzi di trasporto (45,2 miliardi di euro di export nel 2016) metteranno a segno una crescita estera del 5% nell’anno in corso e del 5,4% nel 2018-2020, grazie alla performance di tutti i comparti - automotive, navi e velivoli - destinati alla clientela retail o legati a settori strategici dell’economia.

 

Dove esportare | I 15 mercati ad alto potenziale per il Made in Italy

 

In base agli indicatori di rischio, alla crescita dell’economia e della domanda,  alle dinamiche dell’export italiano negli ultimi anni e al posizionamento competitivo rispetto ai nostri tradizionali concorrenti, SACE ha identificato 15 geografie ad alto potenziale per le esportazioni e gli investimenti italiani: una selezione di mercati target – sia emergenti sia avanzati – che ha intercettato complessivamente 85 miliardi di euro di vendite italiane nel 2016 (pari al 20% dell’export  complessivo) e che potrà intercettarne oltre 100 nel 2020, in virtù della crescente domanda di beni proveniente da questi Paesi (+5,7% medio annuo nei prossimi quattro anni). Le 15 geografie sono: Arabia Saudita, Brasile, Cina, Emirati Arabi Uniti, India, Indonesia, Kenya, Messico, Perù, Qatar, Repubblica Ceca, Russia, Stati Uniti, Sudafrica e Vietnam.

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