Studi SACE - 03 marzo 2010

Mappa dei rischi SACE 2010: sale il livello dei rischi a livello globale

Cambia la geografia delle opportunità per le imprese italiane che guardano ai mercati esteri: il mondo si affaccia al 2010 con un livello di rischi complessivamente più elevato rispetto al periodo antecedente la crisi e, mentre i mercati asiatici e latinoamericani si affermano ormai come i più promettenti, i mercati più tradizionali del nostro export iniziano a presentare criticità legate agli impatti della crisi (Europa avanzata e USA) o vedono crescere costantemente la propria rischiosità (Europa centro-orientale e Russia).

Sono queste le principali considerazioni che emergono dalla lettura della Mappa dei Rischi 2010 di SACE, la cartina del mondo che illustra graficamente la diversa articolazione dei livelli di rischio per chi fa business negli oltre 180 paesi monitorati dall’ufficio studi di SACE.

Per attribuire il livello di rischio paese SACE prende in esame quattro fattori di rischio (politici, economici, finanziari, operativi) oltre al rischio di credito espresso dalla categoria OCSE. Il rating finale si articola su 9 livelli, da un minimo di L1 ad un massimo di H3.
 

Peggiorano i rischi a livello globale
La Mappa dei Rischi 2010 segnala un aggravamento quasi generalizzato del livello dei rischi. Le poche ma significative eccezioni riguardano paesi emergenti ad alto potenziale, come Brasile, Turchia e Libia (passati dal 2008 al 2010 rispettivamente da rating M2 a M1, da M3 a M2 e da H1 a M3). I rating di Cina ed India, già relativamente bassi, sono rimasti stabili (rispettivamente L3 e M1), mentre si è deteriorato quello della Russia (passato da M2 a M3), il paese tra i BRIC che sta più soffrendo la crisi: forte l’attenzione nel 2010 sul rischio bancario, nonostante le forti riserve di cui dispone il paese.

Asia e America Latina i mercati su cui puntare
Crescita a ritmi sostenuti accompagnati da livelli di rischio non eccessivamente elevati: questo il trend per le maggiori economie emergenti asiatiche, che hanno fatto segnare, anche nel 2009, un incremento medio del PIL del 6% circa, dopo 4 anni di crescita media a tassi anche superiori. Cina ed India, seppure non prive di rischi operativi, si confermano le due locomotive dello sviluppo regionale; ma la vera scommessa per le imprese che guardano all’estero sono i mercati delle “tigri asiatiche”, Indonesia in primis (rating M2) che, risolto il problema della stabilità politica, è tornata a crescere a un ritmo del 5% circa.
Migliora il livello dei rischi anche per l’area latinoamericana, che ha dimostrato la maggior reattività alla crisi grazie soprattutto alle crescenti potenzialità del Brasile, nona economia mondiale per potere d’acquisto con un PIL che viaggia al +4% annuo. Il profilo dei rischi è buono anche in Cile (rating L3), Perù (M2) e Colombia (M3), mentre restano forti vulnerabilità legate al Venezuela (H3) e all’Argentina (H2).

L’Europa dell’Est e CSI le aree più a rischio
Recessione e crisi del sistema bancario sono i principali fattori alla base del difficile momento dell’Europa emergente, uscita dal 2009 con una contrazione media del PIL del 5% e picchi negativi a quasi vicini al 20% nelle repubbliche baltiche, che hanno portato ad interventi a supporto da parte del Fondo Monetario Internazionale e dell’Unione Europea. Ucraina e Bielorussia sono i paesi più “caldi” dell’area (rating H2), ma dalla crisi globale escono declassate anche mercati chiave per le aziende italiane quali Ungheria e Romania (da M1 a M2 dal 2008 al 2010). Nell’area non mancano però le eccezioni positive, come la Polonia (L3), paese in crescita grazie ad una struttura politica ed economica solida e diversificata, che nel 2009 non è entrato in recessione (+1% di crescita del PIL) e nel quale il calo delle importazioni di beni e servizi italiani è stato più contenuto che altrove.

Aumenta il monitoraggio sui rischi nei mercati avanzati
Le categorie di rischio sono rimaste invariate nella maggioranza dei paesi avanzati, le cui economie stanno subendo le pressioni del deterioramento della finanza pubblica, con l’eccezione di Grecia (dal 2008 al 2010 da L1 a L3), Islanda (da L1 a L3), Irlanda (da L1 a L2). Risparmiate dal declassamento, ma sotto stretto monitoraggio di SACE restano Spagna (avvantaggiata, nonostante le difficoltà, da un basso rapporto debito pubblico/PIL), Portogallo e, in modo minore, Regno Unito e USA dove i rischi finanziari permangono elevati e potrebbero emergere criticità nel medio termine per i costi degli interventi di salvataggio dell’economia: gli indicatori della finanza pubblica sono quelli che presentano i profili di crescita più allarmanti.

 

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