E-commerce ed internazionalizzazione: opportunità e sfide per le PMI Italiane

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Con lo scoppiare della pandemia, le imprese italiane sono state chiamate a rispondere a nuove sfide e ad apportare significativi cambiamenti nella loro operatività e modelli di business. Tra questi la necessità di ripensare le proprie strategie di vendita B2C in chiave digitale e ricorrere, fin dai primi mesi di lockdown, al mercato dell’e-Commerce per far fronte alle nuove esigenze dei consumatori.

UPS, in partnership con Nathan Associates, ha intervistato 101 PMI in Italia per comprendere come l’attuazione di politiche commerciali nazionali e internazionali possano sostenere meglio le PMI nel competere nel mercato online globale, segnalandone tendenze, sfide e relative raccomandazioni.

 

L’aumento delle vendite online che si è registrato a partire dai primi mesi di lockdown è stata una delle principali conseguenze del Covid-19, dovuta alla crescente esigenza dei consumatori italiani di ricorrere al commercio elettronico per far fronte all’acquisto di beni, in particolare quelli alimentari e di abbigliamento.

In accordo con i dati presentati dall’Osservatorio eCommerce durante il convegno promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano e da Netcomm, nel 2021 gli acquisti online di prodotto hanno raggiunto un valore pari a 30,5 miliardi di euro, con un tasso di crescita del +18%. Nel 2020, l’anno dello scoppio della pandemia, questo era stato pari al +45%. 

L’emergenza sanitaria non solo ha costretto i consumatori a cambiare completamente la propria quotidianità, ma ha anche permesso al l digitale di assumere un ruolo più strategico, garantendo continuità nei processi di acquisto e compensando così le limitazioni alla mobilità e le perdite economiche legate al blocco delle vendite offline.

Ad oggi, l’e-Commerce rappresenta senza dubbio un driver per la crescita economica, nonché un’opportunità fondamentale che le imprese hanno per aumentare di fatto la loro competitività, resilienza e l’accesso a nuovi mercati.

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Le PMI alla prova dell’e-commerce: sfide e opportunità per le imprese italiane

 

In accordo con il “Best Place for MSME Ecommerce Index” dell’e-Trade Alliance’s, l’Italia si classifica alla ventesima posizione tra 190 Paesi per le opportunità di Ecommerce per le PMI, le quali, esprimendo una quota di assoluta rilevanza sia in termini di occupazione (il 76% del totale) che  di fatturato (il 63%), rappresentano numericamente la pressoché totalità delle imprese attive e costituiscono un pilastro fondamentale del tessuto imprenditoriale italiano.

La pandemia e l’esigenza di adattarsi tempestivamente ai nuovi bisogni del consumatore hanno comportato un aumento della presenza delle PMI sul mercato online, passando da circa il 47% nel 2021 al 57% nel 2022, a cui si è accompagnata una chiusura di punti di vendita fisica di circa un quarto delle stesse. 

Questo quanto rivela un’indagine condotta da Ups in collaborazione con Nathan Associates, Confartigianato Imprese, Federvini, Unioncamere e Pin, Polo Universitario Città di Prato dell’Università di Firenze, e volta a comprendere appieno le sfide che le PMI si trovano ad affrontare nello scenario post-pandemico, nonché i sistemi tramite i quali il digitale potrà assisterle nella crescita nel mercato domestico ed internazionale, adattandosi più rapidamente ai cambiamenti dell’economia globale.

Soggetto del sondaggio sono state 101 PMI italiane, la maggioranza delle quali con una quota di impiegati compresi tra 1 e 10, attive in 5 settori chiave per il Made in Italy: food&beverage, servizi professionali, arredamento, IT ed elettronica, fashion.  Oltre ad un già segnalato aumento della presenza delle PMI in rete, i risultati chiave mostrano come il commercio elettronico rappresenti per le stesse un’area di crescita prioritaria, con le vendite online nazionali e internazionali rispettivamente al primo e secondo posto nella classifica delle priorità.

L’indagine mette inoltre in luce quelle che sono le principali sfide del commercio online individuate dalle PMI:

  • Recupero dei costi delle tariffe collegate al commercio elettronico (47%)
  • Marketing e branding online (43%)
  • Accesso a risorse economiche che facilitino il passaggio all’e-commerce (41%)
  • Cybersecurity e sicurezza digitale (41%)

La difficoltà nell’attingere ad incentivi e risorse economiche che possano supportare uno sviluppo di canali E-commerce, viene individuato anche come principale ostacolo all’accesso stesso in rete. Seguono, fattori quali:

  • conoscenza e formazione su leggi e regolamenti digitali
  • conformità con i requisiti di registrazione aziendali
  • impostazione e gestione dei pagamenti digitali e gli elementi connessi al branding e marketing digitale.

Si consideri, inoltre, che quasi la metà delle PMI non in rete ha dichiarato di non scorgere alcun beneficio nel commercio digitale, il che, associato ad un 28% che non sa rispondere, suggerisce un generale disinteresse di quest’ultime verso il mondo del mercato E-commerce.

Sfide e tendenza dell’export digitale

Ad oggi, l’internazionalizzazione è determinante per la solidità e la capacità di crescita delle imprese, nonché per mantenere il passo con i competitor globali e con le grandi realtà aziendali. Il digitale, d’altro canto, rappresenta una leva strategica per le PMI interessate ad esportare e ad approcciarsi a nuovi mercati.

In accordo con l’Osservatorio Export Digitale della School of Management del Politecnico di Milano, nel 2021 le esportazioni Made in Italy e l’export digitale italiano di beni di consumo diretto – sito proprio, marketplace o pagine di vendite private – o intermediato (tramite retailer online), è cresciuto del +15%, toccando un valore di 15,5 miliardi di euro.

Sebbene di un terzo delle PMI intervistate che già esportano, più della metà abbia affermato come esportare sia diventato più facile dall’inizio della pandemia Covid-19, sono ancora numerose e diverse le sfide che vengono da queste individuate:

  • Accesso alle informazioni sui mercati internazionali, conformità alle regole del commercio e ai requisiti doganali (60%)
  • Conoscenza di tasse e tariffe legate ad export/import (57%)
  • Agevolazione delle spedizioni e della logistica commerciale (50%)

Ai piedi del podio è possibile trovare anche la gestione dei pagamenti digitali e delle tasse dai clienti internazionali (40%) e la protezione della proprietà intellettuale (30%).

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Quale ruolo possono giocare le politiche pubbliche per supportare le PMI nelle attività di export digitale?

 

L’indagine mostra come più della metà delle PMI esportatrici ritenga utile ed opportuno un intervento governativo che possa supportarle nella gestione dei pagamenti digitali con i clienti internazionali, nonché nell’accesso alle informazioni dei mercati esteri e dei requisiti doganali, segnalato, in particolare, dalla maggioranza delle PMI come area primaria di intervento.

Al fine di sviluppare una crescita digitale del comparto PMI italiano e permettergli di giocare un ruolo chiave nel mercato internazionale, è necessario lavorare in un ecosistema che coinvolga aziende, filiere ed istituzioni, e che possa sviluppare l’accesso ad agevolazioni e incentivi economici, di pari passo alla promozione di un’alfabetizzazione digitale. Sebbene infatti nell’ultimo anno l’Italia abbia registrato un aumento del numero delle PMI che vendono attraverso il web, c’è tuttora un grande potenziale non ancora valorizzato.

L’eCommerce e il business online rappresentano un boost, ovvero un acceleratore dei processi di internazionalizzazione ed espansione in nuovi mercati, il che è sinonimo di competitività a livello nazionale e mondiale.

Principali raccomandazioni di policy emerse dalla survey di UPS:

  • Creare capacità per gestire il commercio elettronico. Garantire un’offerta continua di formazione per PMI, tramite corsi, promossi a livello istituzionale sulla gestione delle attività di commercio elettronico, ad esempio la creazione di un negozio online, la gestione della logistica, i pagamenti digitali e il marketing online.

  • Promuovere l’alfabetizzazione digitale. le PMI hanno livelli di intensità digitale notevolmente inferiori rispetto alle grandi imprese, e risultano meno digitalizzate delle rispettive imprese UE. Si considera che, a livello generale, l’Italia si posiziona al 20mo posto in Europa per livello di digitalizzazione (Digital Economy and Society Index - DESI 2021), a causa di vari fattori che includono ad esempio la limitata diffusione di competenze digitali, la bassa adozione di tecnologie avanzate e la ridotta diffusione delle reti ad alta velocità.

    Risulta pertanto essenziale promuovere delle politiche che vadano a sviluppare la conoscenza dell’ecosistema digitale e la sua gestione, a supporto della domanda di servizi per acquisto e vendita tramite e-commerce.

  • Ampliare l’accesso ad agevolazioni economiche. Migliorare la possibilità di usufruire di crediti d’imposta e sostegni alla formazione per incoraggiare le PMI a passare a modalità di commercio elettronico. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, la cui Missione 1 è dedicata a “Digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo”, può svolgere al riguardo una funzione chiave. Tramite la predisposizione di investimenti volti a promuovere la transizione digitale e l’adozione di tecnologie innovative e di competenze digitali nel settore privato, il nostro PNRR potrà facilitare un rafforzamento del Made in Italy e un costante sviluppo delle PMI italiane sui mercati internazionali.

  • Facilitare l’accesso alle informazioni su come esportare. Mettere a disposizione in modo continuo informazioni specifiche e dettagliate sulle opportunità che le imprese hanno di esportare tramite commercio elettronico.

  • Finalizzazione dell’infrastruttura digitale. Sviluppare il piano dei voucher di connettività combinandolo con la formazione per l’e-commerce al fine di rafforzare la domanda e l’utilizzo di questi servizi.
 
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